Il Tar della Toscana ha respinto il ricorso con cui la Lega per l’abolizione della caccia aveva contestato la delibera della Regione sui controlli effettuati dalle guardie venatorie volontarie.
Anche se il titolo rilasciato dal prefetto è valido su tutto il territorio nazionale, l’amministrazione ha il diritto di circoscrivere il servizio a una sola provincia, quella che concede la qualifica; in parallelo, è legittimo decidere di coordinare l’attività, scelta che anziché introdurre «elementi simili a quelli di un rapporto gerarchico di subordinazione» risponde alla necessità di un’organizzazione «più efficiente»: per queste ragioni la seconda sezione del Tar della Toscana (sentenza 2058/26) ha deciso di respingere il ricorso con cui la Lega per l’abolizione della caccia aveva contestato la delibera della Regione sulle modalità con cui le guardie venatorie volontarie effettuano i controlli.
Nel ricorso, si legge nella sentenza, la Lac tende a sostituire le proprie valutazioni «alle scelte della Regione», che ha il potere di decidere come gestire l’organizzazione e il coordinamento del servizio di vigilanza.
La risposta negativa investe il ricorso per intero: per il Tar è legittimo tenere distinti i compiti delle guardie zoofile da quelli delle guardie venatorie, così come sono legittimi il divieto di registrare audio e video di persone («risponde una scelta oculata in materia di trattamento dati») e l’istituzione di un filtro, costituito dalla pubblica amministrazione, nel caso in cui la guardia voglia accedere ad altri dati del cacciatore o del pescatore che ha controllato.
Il commento di Ab
Per Ab, una delle associazioni che rappresentano gli istituti privati, «il messaggio va oltre il caso toscano». Dalla sentenza, infatti, emerge che «la vigilanza è una funzione pubblica», e che dunque organizzarla spetta «alle istituzioni, non alle associazioni che per principio si oppongono» alla caccia. Il Tar riconosce alla Regione «il diritto di coordinare e controllare chi opera sul territorio con funzioni di vigilanza»: un quadro di questo genere salvaguarda «l’ordine, la trasparenza e la tutela dei cittadini, compresi i cacciatori» oggetto dei controlli.
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