Maffei (Arcicaccia) contro il Pd sul codice identificativo per i cacciatori

Maffei (Arcicaccia) contro il Pd sul codice identificativo per i cacciatori - due cacciatori di spalle
© Mountains Hunter / shutterstock

Christian Maffei, il presidente nazionale dell’Arcicaccia, che non ha mai nascosto la propria estrazione progressista, critica l’interrogazione con cui Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, chiedono di obbligare i cacciatori a esibire sull’abbigliamento un codice identificativo.

Più che uno strumento simile alla targa d’immatricolazione delle automobili, l’eventuale codice identificativo da esibire sul gilet i cacciatori lo considerano analogo a una schedatura, lettura peraltro giustificata se si considera lo spirito punitivo che ogni volta alimenta la proposta: di questa lettura si fa interprete Christian Maffei, presidente nazionale dell’Arcicaccia, che non nasconde «il profondo disappunto» per l’interrogazione depositata da Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate movimentiste del Partito democratico.

Se il Pd, nota Maffei, che non ha mai nascosto la propria estrazione progressista, «è diventato il partito dell’animalismo spinto», per l’Arcicaccia «in quella casa non c’è più quartiere»: non ci si può ritrovare in una comunità i cui dirigenti basano le proprie proposte sui sondaggi e che dimentica quali sono «la sua storia e i suoi valori».

Alcuni cacciatori, chiude Maffei, vorrebbero ancora impegnarsi «sotto le bandiere del Pd», ma per continuare a farlo hanno bisogno sia di risposte dai vertici – le domande si riducono a una: c’è posto per i cacciatori? – sia di rispetto: un numero (perché allora non «direttamente un braccialetto elettronico?») da indossare in pubblico, per svolgere un’attività legittima e tassata, è «un marchio d’infamia».

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