Accolto in parte il ricorso contro il calendario venatorio del Piemonte

Accolto in parte il ricorso contro il calendario venatorio del Piemonte - allodola
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Su due punti – limiti di prelievo dell’allodola, inserimento della pernice bianca tra le specie cacciabili – il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso promosso da animalisti e ambientalisti contro il calendario venatorio regionale.

Sono fragili le ragioni sulla base delle quali la giunta ha alzato i limiti di prelievo dell’allodola, perché a fronte dei rilievi dell’Ispra, che le aveva segnalato che «a livello nazionale nel periodo 2000-2025 la popolazione nidificante ha subito una flessione del 53,78%», si è limitata a richiamare il piano di gestione datato 2018: pertanto su quest’aspetto il Tar del Piemonte ha accolto (ordinanza 412/26) il ricorso di Enpa, Oipa, Pan e Pro natura contro il calendario venatorio regionale e dimezzato il carniere, portandolo a massimo cinque abbattimenti giornalieri e venticinque stagionali per ogni cacciatore.

Non è l’unico tema sul quale il ricorso trova una risposta positiva: le argomentazioni della giunta non superano neppure i rilievi dell’Ispra sulla pernice bianca, classificata come vulnerabile nella lista rossa italiana e dunque esclusa dall’elenco delle specie cacciabili in Piemonte.

Della chiusura si parlerà con calma (questo significa «difetta allo stato l’attualità del pregiudizio»: non c’è bisogno di fare in fretta), il 19 novembre, la data in cui è in programma la discussione di merito.

Sul resto del calendario il Tar trova adeguate le motivazioni con le quali la Regione si è discostata dalle indicazioni dell’Ispra; peraltro la raccomandazione di posticipare l’apertura, si legge nell’ordinanza, non si accompagna né a dati tecnico-scientifici, né a riferimenti bibliografici.

Infine, il Tar ribadisce che la clausola di salvaguardia introdotta dal governo Meloni (per apertura e chiusura ci si basa sulla legge 157/92, per orari e carnieri sull’ultimo calendario legittimo) scatta se la sospensione riguarda l’intero provvedimento – serve a «evitare la paralisi dell’attività di caccia» -, non singole indicazioni.

Federcaccia soddisfatta

«Ancora una volta» commenta in una nota Guido Dellarovere, presidente della Federcaccia Piemonte, «si dimostra ottimale il lavoro svolto dalla Regione e dalle associazioni venatorie», visto che il Tar [ha confermato] la stragrande maggioranza delle disposizioni. Questi ricorsi, proposti puntualmente ogni anno dalle sigle ambientaliste, si rivelano per quello che sono», ossia tentativi di «fare ostruzionismo» all’esercizio della caccia.

Si tratta dunque di «azioni ideologiche» e strumentali, «che non tengono in alcun conto la bontà, il valore e [le ricadute sociali] del lavoro dei cacciatori»: tutto ciò, «pura demagogia politica, denota quanta acrimonia c’è nei confronti del mondo venatorio».

Il calendario aggiornato

  • Allodola: 1° ottobre – 30 novembre 2026
  • Alzavola, beccaccino, canapiglia, codone, colombaccio, fischione, folaga, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, volpe: 20 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
  • Beccaccia, cesena: 1° ottobre – 20 gennaio
  • Coniglio selvatico, lepre comune: 20 settembre – 6 dicembre 2026
  • Cornacchia grigia, cornacchia nera, gazza, ghiandaia: 2, 3, 5, 7, 9, 10, 12, 14 settembre, 20 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
  • Coturnice, fagiano di monte: 1° ottobre – 30 novembre 2026
  • Fagiano: 20 settembre – 29 novembre, 2-31 dicembre 2026
  • Moretta: 1° novembre 2026 – 31 gennaio 2027
  • Pernice rossa, starna: 20 settembre – 9 novembre 2026
  • Quaglia: 20 settembre – 31 ottobre 2026
  • Tordo bottaccio, tordo sassello: 1° ottobre 2026 – 10 gennaio 2027

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