Dal calendario venatorio del Trentino restano ancora fuori sei specie

Dal calendario venatorio del Trentino restano ancora fuori sei specie - tortora
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Dalla nota che annuncia l’approvazione del calendario venatorio provinciale si apprende che in Trentino la caccia a cinghiale, moretta, moriglione, pernice bianca, starna e tortora non aprirà neppure nel 2026/27.

In Trentino continua a restare sospesa la caccia a cinghiale, moretta, moriglione, pernice bianca, starna e tortora: lo si apprende dalla nota con la quale, in attesa della pubblicazione del provvedimento sul Bollettino ufficiale, la giunta provinciale ha annunciato di avere approvato il calendario venatorio e le direttive per la stagione 2026/27.

Dalla nota si apprende anche che, a meno che temperature persistenti troppo basse rendano necessario anticiparne la chiusura, la stagione di caccia alla beccaccia (si parte il 1° ottobre) rimarrà aperta fino al 10 gennaio; si andrà avanti fino al 20 per il tordo sassello e al 31 per la cesena, dal 16 dicembre però soltanto da appostamento.

Infine, la giunta ha deciso di consentire dal 17 agosto al 14 dicembre la caccia a camoscio e muflone, dal 2 maggio al 29 giugno e dal 6 settembre al 19 ottobre quella al capriolo maschio; della caccia al cervo salta la limitazione durante il periodo degli amori, scelta che serve a «contenere l’espansione della specie e i danni ad agricoltura e boschi», considerato l’impatto sulla rinnovazione forestale. Per la caccia agli ungulati la giunta raccomanda l’impiego di munizioni senza piombo, vietate all’interno o in prossimità delle zone umide.

«Il cacciatore trentino svolge un ruolo insostituibile» nella gestione attiva «dell’ambiente e nella tutela della biodiversità» ha commentato Roberto Failoni, assessore provinciale alla caccia. «Pur mantenendo un approccio prudenziale e rigoroso, le nuove disposizioni mirano a potenziare l’efficacia degli interventi, specialmente nella prevenzione dei danni all’agricoltura». La giunta Fugatti persegue l’obiettivo «di coniugare una lunga tradizione con una moderna strategia di conservazione, basata sui dati tecnici e sul costante dialogo con l’Ispra» e con gli enti che gestiscono il territorio.

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