Emendamento dei relatori sulla composizione del comitato faunistico-venatorio nazionale

Emendamento dei relatori sulla composizione del comitato faunistico-venatorio nazionale - cacciatore di spalle, con cappello arancione e fucile in mano
© Robert Nyholm / shutterstock

I relatori del ddl Malan, adottato come testo base per la riforma, propongono di scrivere nella legge sulla caccia che la composizione del comitato faunistico-venatorio nazionale prevede la presenza di tre soli rappresentanti delle associazioni venatorie riconosciute, peraltro le più consistenti a livello numerico.

L’obiettivo è adeguare non il mondo alla legge, ma la legge al mondo: l’emendamento 5.0.1000 con cui i relatori, Francesca Tubetti di Fratelli d’Italia e Giorgio Bergesio della Lega, propongono di modificare l’articolo 5 del ddl Malan, adottato come testo base per la riforma della legge sulla caccia targata centrodestra, intende dare fondamento legislativo all’attuale composizione del comitato faunistico-venatorio nazionale, nel quale siedono tre rappresentanti delle associazioni venatorie riconosciute, non uno per ciascuna come stabilito nel 1992.

In questo modo finirebbe sterilizzato l’esito del ricorso dell’Arcicaccia, sulla base del quale il Consiglio di Stato ha trasmesso gli atti alla Corte costituzionale sospettando l’illegittimità dell’articolo con cui la legge di bilancio 2023 ha ripristinato l’organismo dopo una decina d’anni assegnando al governo il potere di nominarlo.

Nel contesto attuale, infatti, i dubbi si concentrano innanzitutto sulla cosiddetta delegificazione, ossia sulla mossa che delega a un decreto ministeriale «la disciplina di un ambito di portata generale e astratta». È chiaro che scrivere nella legge quadro che i rappresentanti delle associazioni venatorie sono tre (peraltro si scelgono «le [più] rappresentative per numero d’associati»: si esclude la rotazione ipotizzata all’inizio) neutralizzerebbe ogni tipo di contestazione formale.

Non sarebbe un passaggio indolore: il settimo comma dell’emendamento prevede la decadenza dell’attuale comitato; quello nuovo, nominato dal ministro dell’Agricoltura sulla base delle designazioni delle sigle che hanno diritto alla rappresentanza, resterebbe in carica cinque anni.

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