La Federcaccia segnala che al momento non ci sono prove di un coinvolgimento dei cacciatori nella morte dei cinquantacinque cani le cui carcasse sono emerse a Scossicci, in provincia di Macerata, in prossimità dell’autostrada A14.
Quelle rivolte al mondo della caccia e dell’allevamento sono soltanto «illazioni» prive di «alcun riscontro ufficiale»: così in una nota la Federcaccia commenta le voci, diffuse anche da alcune testate e televisioni, secondo le quali i cacciatori sarebbero coinvolti nella morte dei cinquantacinque cani le cui carcasse – in alcuni casi resti parziali – sono emerse più di un mese fa a Scossicci, in provincia di Macerata, in un canalone vicino all’autostrada A14. La Federcaccia rimarca che le indagini sono ancora in corso, e che da quanto filtra trovare le risposte e i responsabili è complicato.
Eppure «fa sempre presa» la «solita storia» che porta ad attaccare «il cacciatore cattivo», che s’ipotizza che «si liberi» di un cane da caccia «non buono, vecchio, malato» abbandonandolo o uccidendolo; fa presa anche se una delle poche carcasse riconoscibili appartiene a un pastore maremmano, una razza di cui è difficile ipotizzare l’impiego venatorio.
Per Massimo Buconi, presidente nazionale della Federcaccia, i commenti delle ultime ore sono «imbarazzanti e inaccettabili», perché danno spazio «a illazioni diffamatorie e a ipotesi a senso unico che colpevolizzano un’intera categoria di persone».
Peraltro al momento non è possibile escludere che neppure un cacciatore sia coinvolto «in quest’azione infame»: qualora le indagini forniscano prove in questa direzione, «la Federcaccia esprimerà la propria condanna non solo a parole, e si metterà al fianco» della magistratura.
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