Le ultime ricostruzioni della tragedia dei Nebrodi spingono l’Enpa a chiedere «un ripensamento complessivo delle politiche venatorie».
In alcune circostanze è inevitabile muoversi sul margine oltre il quale c’è la strumentalizzazione: ciascuno è libero di valutare se l’Enpa l’ha oltrepassato o no nel comunicato con cui, commentando la morte dei tre cacciatori nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi (onestà impone di riconoscere che esprime «profonda tristezza» e «cordoglio per le vittime e per le loro famiglie»), segnala che in Italia «si continua a morire di caccia» come «risultato di scelte politiche miopi, che pur di non scontentare una lobby ignorano i rischi concreti per la sicurezza pubblica», della quale il sistema «non garantisce livelli adeguati».
Per l’Enpa l’episodio evidenzia «i pericoli connessi alla caccia»: i giornali, infatti, raccontano che secondo le ultime ricostruzioni degli inquirenti quella sorta di reazione a catena s’è innescata quando uno dei tre ha scambiato un altro per un cinghiale.
Nell’attuale contesto italiano, caratterizzato da «urbanizzazione diffusa, riduzione degli spazi naturali, crisi climatica e perdita di biodiversità», per l’Enpa è «sempre più problematico l’esercizio della caccia in condizioni di sicurezza»; pertanto è necessario «ripensare complessivamente le politiche venatorie» e revisionare la normativa, per intervenire sulla quale non si può partire dall’impianto di riforma promosso dal centrodestra.
Non perdere le ultime notizie di caccia e i test di ottiche, armi e munizioni sul portale web di Caccia Magazine.
















