Il Consiglio di Stato annulla parte dei provvedimenti della giunta che governa il Trentino e le impone di verificare l’impatto del foraggiamento degli ungulati nelle zone frequentate dall’orso.
La decisione del tribunale amministrativo non ha retto in secondo grado: la sesta sezione del Consiglio di Stato, che negli scorsi giorni aveva già calamitato l’attenzione del mondo venatorio dopo la decisione sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza per i proprietari dei fondi, ha stabilito (sentenza 1077/26) di accogliere l’appello della Lav e di annullare le parti dei provvedimenti nei quali la giunta della Provincia di Trento aveva «negato apoditticamente la sospensione o il divieto di foraggiamento degli ungulati» nei distretti abitualmente frequentati dall’orso.
Alla giunta provinciale ora tocca verificare, tenendo conto «dell’avvicinamento dell’orso alle mangiatoie» e di una sua maggiore aggressività nei confronti dell’uomo in relazione a questa pratica, «dell’incidenza sul periodo di letargo, della vicinanza ad ambienti antropizzati», se in quelle zone il foraggiamento determini «un aggravamento delle problematiche».
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