Sparvoli: su divieto di caccia e obiezione di coscienza «troppi toni trionfali»

Sparvoli su divieto di caccia e obiezione di coscienza «troppi toni trionfali» - cacciatore di spalle, gilet alta visibilità
© Martin Poirier / shutterstock

Paolo Sparvoli, presidente nazionale della Libera Caccia, commenta gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato sul divieto di caccia legato all’obiezione di coscienza dei proprietari dei fondi agricoli.

Nella sentenza del Consiglio di Stato («non condivisibile, ma [che è necessario] accettare col massimo rispetto») sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza per i proprietari dei terreni agricoli, che possono richiedere l’imposizione del divieto di caccia per ragioni etiche e morali, «non c’è niente» che faccia pensare a una serie di difficoltà crescenti nell’applicazione dell’articolo 842 del codice civile, quello che ai cacciatori consente di accedere ai fondi privati: dopo aver firmato, per conto della Libera Caccia di cui è presidente nazionale, il comunicato con cui la cabina di regia del mondo venatorio ha espresso un concetto affine, Paolo Sparvoli torna sul tema ribadendo che tocca alle Regioni «esaminare accuratamente» ogni richiesta.

L’eventuale divieto, infatti, non può ostacolare l’attuazione del piano faunistico-venatorio, «uno strumento gestionale che tiene in massima considerazione non le richieste dei cacciatori, bensì gli interessi economici, sociali e ambientali dell’intera collettività».

A Sparvoli, pertanto, appare «del tutto eccessivo» il tono trionfale di tanti comunicati animalisti che descrivono la sentenza come un passaggio storico.

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