58 sigle scrivono a Meloni: «Fermi la riforma della legge sulla caccia»

58 sigle scrivono a Meloni Fermi la riforma della legge sulla caccia - Giorgia Meloni, presidente del consiglio dal 2022
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Cinquantotto associazioni del mondo dell’animalismo, dell’ambientalismo e della scienza hanno scritto a Giorgia Meloni per chiederle di fermare la riforma della legge sulla caccia al momento all’esame del Senato.

Anche se la riforma nasce in parlamento – l’hanno firmata i capigruppo di maggioranza al Senato – l’impronta del governo è chiara: pertanto è alla leader indiscussa del centrodestra, la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che cinquantotto associazioni del mondo dell’animalismo, dell’ambientalismo e anche della scienza hanno scritto per chiederle di stoppare un ddl «che stravolge la legge 157/92 e rilancia la caccia in forme estreme».

Le cinquantotto sigle contestano sia «il contenuto già grave del testo [base]», sia gli emendamenti formulati dai relatori nelle ultime ore. Di questi peraltro sembra che il senso non sia tanto chiaro: il ritocco sulle aziende faunistico-venatorie serve a rendere omogena la normativa dopo la modifica apportata con l’ultima legge di bilancio, che ha abolito il divieto di lucro; dunque non è granché centrata la contestazione sul fatto che «riconoscendo come imprenditore agricolo» – in realtà lo è già, ma non è chiaro se per tutte le attività che svolge – «chi gestisce aree di caccia private [gli si dà] la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici».

In più, il tentativo di consolidare la composizione attuale del comitato tecnico nazionale è questione interna al mondo venatorio, tanto che la vicenda nasce da un ricorso dell’Arcicaccia (e sull’appropriazione di questa battaglia il presidente nazionale Christian Maffei ha espresso il proprio fastidio): non c’entra «la grave forzatura [già] denunciata e che ora [il centrodestra] teme di sottoporre al vaglio di costituzionalità».

Appello alla presidente

Anche nella versione originaria, comunque, per i firmatari la riforma è «scandalosa, palesamente contraria al sentire comune»: lo dimostrano le 400.000 firme raccolte contro il ddl, e le 50.000 – è difficile però sommarle: è molto probabile che il secondo gruppo sia sottoinsieme del primo – a favore della legge d’iniziativa popolare che vuole abolire la caccia «ed eliminare il sopruso del libero accesso di persone armate nelle proprietà private altrui», in realtà diritto garantito dall’articolo 842 del codice civile.

A Meloni si chiede «un intervento immediato» per «fermare una proposta irricevibile, che aumenta i rischi per le persone e cancella la protezione degli animali e della natura».

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