Zeiss Conquest V4 4-16×50, la prova

Zeiss_Conquest_V4

La rinnovata linea Conquest V4 di Zeiss offre caratteristiche che di solito si trovano in prodotti di fascia e costo decisamente superiori, aprendo orizzonti interessanti a chi non voglia investire una fortuna nell’ottica.

Categorizzare è un esercizio utile. Sapere che, pure nella quasi infinita varietà dell’offerta commerciale, esistano ottiche entry level, intermedie e premium – ciascuna con una specifica e ben definita relazione tra prestazioni e prezzo – è una sicurezza. Non solo psicologica. A volte, però, compare un prodotto o una famiglia di prodotti e spazza via tutte le convinzioni maturate in anni di analisi e lavoro. Una di queste è rappresentata dalla gamma Conquest V4 di Zeiss cui ho dedicato la mia attenzione in questa occasione.

Il guscio

L’offerta Zeiss di cannocchiali di mira si articola su quattro linee: la top Victory HT (che vanta una trasmissione di luce dichiarata del 95%), la Victory V8 (92%) e le intermedie Conquest V6 (90%) e Conquest V4 (90%). Ad eccezione della sola serie HT, che segue una regola a parte, il numero che segue la lettera V indica il rapporto tra l’ingrandimento minimo e il massimo. Conquest V4 rappresenta quindi la gamma d’accesso al mondo Zeiss dopo il pensionamento della Terra, l’economica ormai più solo offerta per impieghi generici nel segmento delle ottiche da osservazione.

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Con la sua offerta piuttosto ampia di lunghezze focali all-rounder che ammiccano al tiro a lunga distanza (3-12×44 e 3-12×56, 4-16×44 e 4-16×50 e 6-24×50), la rinnovata offerta entry level Zeiss ha pensionato il modello da battuta e introdotto nuovi allestimenti che incorporano una torretta balistica e reticoli di ultima generazione, tali da renderla una delle più interessanti di questo segmento di mercato.

Lo chassis è realizzato in alluminio e presenta il tradizionale cono di raccordo lungo tra il tubo da 30 millimetri e l’obiettivo. Il disegno enfatizza la compattezza dell’oculare. La tenuta è stagna e l’interno dell’ottica ospita una miscela di azoto per evitare l’appannamento in condizioni di shock termico. I particolari sono pensati per garantire la massima resistenza in condizioni estreme; non a caso i test prevedono addirittura la permanenza di 24 ore in nebbia salina.

Al cuore del sistema

Le lenti presentano il trattamento T* a sei strati per enfatizzare il contrasto e la conosciuta finitura esterna LocuTec, in grado di evitare depositi di ogni tipo sulle lenti e facilitare la visione in condizioni difficili, per esempio sotto la pioggia battente. La regolazione del punto d’impatto si estende su un totale di 80 Moa sui due assi, a passi di un quarto di Moa. La torretta per la registrazione della deriva, tradizionalmente sulla destra, è coperta da un cappuccio in plastica (peccato, ma è lo scotto che si deve pagare per ottenere qualche economia industriale) mentre la torretta dedicata all’alzo è del tipo esposto, con indicatori ben incisi sul suo diametro: una rotazione completa prevede 80 click (quindi 20 Moa).

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Una questione di torrette

Una volta azzerato il binomio ottica-arma sarà possibile inserire uno stop allo zero così da renderlo individuabile in maniera intuitiva. La torretta di sinistra porta la ghiera della parallasse: si tratta di una dotazione che ritengo essenziale su qualsiasi ottica di livello ma troppo spesso assente su ottiche di fascia intermedia. Sopra ai 1.000 euro, per esemplificare. Questa caratteristica, necessaria per mettere a fuoco reticolo e bersaglio sul medesimo piano, è indispensabile per traguardare correttamente il selvatico che non si trovi alla distanza “standard”, generalmente 100 metri.

Coassiale alla ghiera della parallasse è il reostato che comanda l’intensità luminosa del reticolo, anche in questo caso un’opzione che non si può dare per scontata in prodotti intermedi. Da sole, queste caratteristiche valgono un doppio bonus per l’ottica in test, nella fattispecie un intermedio 4-16x con un obiettivo di 50 mm.

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Interessante la gamma di reticoli offerta, tutti sul secondo piano focale, inevitabilmente limitata per comprimere i soliti costi di produzione e gestionali. Il cannocchiale in prova monta il reticolo ZMOAi-1, con indici che al massimo ingrandimento indicano il singolo Moa; sempre a 16 ingrandimenti la copertura del reticolo risulta essere particolarmente fine, così da non coprire il bersaglio (Zeiss parla di 3,3 mm di copertura a 100 metri). L’illuminazione è presente nella parte centrale dei quattro bracci del reticolo e, limitatamente al braccio superiore, fino all’estremo del campo inquadrato. Allo ZMOAi-1 si affiancano i reticoli ZMOAi-T30 e Zbi, illuminati e con riferimenti in Moa evidenziati su entrambi gli assi. Dieci sono i livelli di illuminazione impostabili dall’utente.

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Conclusioni

La rinnovata edizione delle ottiche Conquest V4 offre qualità ottiche di pregio, con un buon contrasto in condizioni di luce scarsa, aberrazioni ottiche molto limitate, nitidezza e – soprattutto – queste doti le conserva dal centro fino ai bordi della lente. Un eccellente “compromesso” tra esigenze di maneggevolezza, prestazioni e prezzo. Con opportune ottimizzazioni del processo produttivo (se posso fare un appunto mi piacerebbe vedere anche un reticolo classico), Zeiss ha compiuto un passo importante nella direzione di un’ottica economica ma dalle prestazioni elevate. Certo, la trasmissione luminosa non è paragonabile ai prodotti top di gamma, ma per il resto mi pare riduttivo definire questo 4-16×50 un semplice intermedio.

Scheda tecnica del cannocchiale Zeiss Conquest V4 4-16×50

Produttore: Zeiss
Modello: Conquest V4
Ingrandimento: 4-16x
Diametro obiettivo: 50 mm
Diametro pupilla d’uscita: 8,5-3,1 mm
Estrazione pupillare: 90 mm
Reticolo: ZMOAi-1 illuminato (#93)
Posizionamento reticolo: secondo piano focale
Regolazione: 1/4 di Moa
Campo visivo (a 100 metri): 8,7-2,2 m
Peso: 652 g
Lunghezza: 368 mm
Diametro tubo centrale: 30 mm
Prezzo: 1.179 euro
Sito produttore
Distributore: Bignami