Unità dei cacciatori – Forse un primo passo, o forse no

Unità dei cacciatori: cacciatore guarda nel binocolo
© Vincenzo Frascino

Federcaccia rilancia e poi chiarisce che l’unità dei cacciatori si dice in tanti modi, Arcicaccia suggerisce di unificare le polizze assicurative. Nelle sue mille sfaccettature il mondo venatorio prende posizione. E Anuu Migratoristi, Libera Caccia, Enalcaccia ed Eps si preparano alla possibile svolta. Abbiamo messo a confronto Massimo Buconi, Piergiorgio Fassini, Marco Castellani, Paolo Sparvoli, Lamberto Cardia e Galdino Cartoni

Sembra di esser tornati a Occhetto, se debba venir prima il nome o la cosa, e il nome non è solo nome ma nome e nomenclatura, groviglio intricato. Però lo sparo di Buconi ha avuto il merito di scuotere un sistema che dopo i buoni propositi di inizio 2020 si è comprensibilmente rannicchiato in attesa di tempi migliori. Che l’unità dei cacciatori sia il fine della storia – vedremo se anche la fine, vedremo – è idea condivisa. Sul modo in cui articolare la trama le voci comprensibilmente dissonano. E anche Federcaccia corregge la mira rispetto a quanto fatto filtrare dal consiglio di presidenza di inizio ottobre.

Non è detto che unità equivalga ad associazione unica. «Si può ottenere lo stesso risultato rafforzando il legame tra le diverse organizzazioni o trovando un modo per decidere insieme sui temi più rilevanti» chiarisce il presidente nazionale Massimo Buconi. «Una volta chiuso il confronto con i nostri organismi dirigenti inviterò le altre associazioni ad aprire un tavolo di lavoro in cui discutere insieme senza alcuna ricetta già confezionata». Ma, la cosa e il nome, non si può partire dall’unità organizzativa se non si trova un punto d’accordo sulla politica venatoria. «Noi non siamo uniti sull’obiettivo e quindi ci nascondiamo dietro l’unità organizzativa. Ma il confronto deve partire dai temi. Tutti vogliono l’unità dei cacciatori: ma per perseguire quale scopo? Non basta concordare sulla difesa della caccia».

Unità dei cacciatori: associazione unica o no?

È ovvio che sul rapporto con agricoltura e ambiente e sulla gestione della fauna le posizioni non sono condivise. Sette sigle son sette approcci distinti, perlomeno. E che sette sia il numero magico, e non per cabala, è convinzione diffusa. «La mia proposta è innanzitutto rivolta alle associazioni riconosciute dalla legge quadro, quelle che siedono nella cabina di regia unitaria». Ma più o meno esplicitamente le cugine temono un disegno egemonico di Federcaccia. Cui Buconi risponde con una proposta inedita: l’elezione diretta dei vertici. Doppio l’obiettivo: eliminare il correntismo che si acquatta dietro ogni porta e urla nella notte pre-elettorale, cancellare ogni possibile alibi.

Ma non è, gli dico, che può serenamente osare perché tanto sa che vincerebbero quelli che un tempo, ora e fino alla nuova associazione, erano federcacciatori: erano di più, sono di più? La risposta è dura: «La domanda presuppone che Federcaccia costringa gli associati a iscriversi: se sono la maggioranza è perché la maggioranza si sente rappresentata dalla nostra proposta. In un’elezione diretta sceglieranno i dirigenti che più li rappresenteranno. Che devo fare per evitare che Federcaccia sia un ostacolo all’unità, andare dal notaio e scioglierla? Già nella cabina di regia, che decide all’unanimità, abbiamo rinunciato alla forza dei numeri: quando mi siedo lì rappresento la maggioranza degli iscritti ma conto uno, con lo stesso diritto di voto e potere di veto delle associazioni più piccole».

Federcaccia: serve una forte regia nazionale

Però, filtra, sull’altare dell’unità non si può sacrificare definitivamente il peso dei numeri. È un dilemma ben aggrovigliato che Buconi tenta di sciogliere dall’altro capo: «Traguardiamo il mondo». Se caccia e cacciatori continuano a parlare di sé, solo di sé, quando metteranno la testa fuori non troveranno più niente. «Il mondo venatorio si sta assottigliando, si stanno assottigliando anche le associazioni: posso anche avere la presunzione di essere l’ultimo a chiudere, ma il mio scopo è diverso». Le associazioni venatorie devono rilanciare la caccia, saperla raccontare. Anche al loro interno.

Perché, è noto e non solo in quest’ambiente, che più si scende fino alla città al quartiere al paese e più le contraddizioni esplodono. «Se non viene guidato, il popolo dei cacciatori di unità ne parla al bar: più ci si allontana dal centro e più si acuiscono le differenze tra associazione e associazione, tra associato e associato. C’è bisogno di una forte regia nazionale che spinga in questa direzione: non voglio fare della legittima gelosia una scusa per rimanere immobili». Un percorso trasparente, un tavolo pubblico delle cui discussioni dare conto costante, è la prima mossa. «Dobbiamo togliere la maschera a chi, dentro e fuori Federcaccia, parla di unità e poi fa di tutto per non raggiungerla. Io ribadisco: decidiamo insieme che si intende con unità e facciamo di tutto per ottenerla, ma evitiamo di far morire la caccia in nome suo».

Dall’alto, dal basso, sui temi e lo statuto

Unità dei cacciatori: Arcicaccia rilancia

Arcicaccia accoglie e rilancia. «È il momento di trasformare un cartello come la cabina di regia, utile soprattutto a parlare con la politica, in una cosa» – la cosa, appunto – «più strutturata. E sono disponibile a parlare di tutte le soluzioni». Piergiorgio Fassini, che dell’Arcicaccia è presidente nazionale da due anni scarsi, segna i punti critici e le possibili vie d’uscita. «Bisogna innanzitutto evitare le fusioni a freddo: lo abbiamo visto in politica, non funzionano. Per partire serve quantomeno la disponibilità mentale ad accogliere le istanze degli altri, anche se sono più piccoli: perché si parte dalle associazioni, ma i frutti si raccolgono negli Atc e nella gestione del territorio».

Uno schema diverso

Lo schema è in parte opposto a quello di Federcaccia: sia su organizzazione e contenuti, il nome e la cosa, sia sulle resistenze da vincere. Fassini recupera una vecchia dicotomia filosofica, passioni e interessi, per spiegare perché i problemi siano soprattutto di vertice. O di struttura, che è lo stesso. «La richiesta di unità arrivano soprattutto dalla base: è vero che le rivalità locali esistono, ma i cacciatori sono consapevoli che è il momento di recuperare il rapporto con la collettività. E possiamo riuscirci solo se lo facciamo insieme». Anche perché sui temi la sintesi si trova abbastanza rapidamente. Conta il motore, per l’appunto la passione – concetto abusatissimo in questo mondo: prometto che lo utilizzo solo qui in un’accezione tecnica, movimento verso una situazione piacevole – di chi vuole solo «andare a caccia serenamente, rispettoso della società e rispettato dalla società», senza interessi ulteriori.

Fassini prende tempo sull’elezione diretta suggerita da Buconi«È abbastanza prematuro, sono pronto ad ascoltare ogni suggerimento: certamente Arcicaccia non ci sta a essere annessa come si è maldestramente tentato di fare in Toscana»e rilancia con una proposta immediata, un’assicurazione condivisa dalle sette associazioni riconosciute. «Deve sparire la battaglia delle tessere, che vede tutti vincitori e tutti sconfitti: cominciamo eliminando la concorrenza tra polizze». È una mossa ribadita anche in una lettera aperta di qualche settimana fa: “Concordiamo i contenuti dei servizi assicurativi 2021, le quote sociali d’adesione. Non sarà tutto, ma è una prima visibile novità che appagherà parzialmente il desiderio di maggiore fratellanza che la base ha voglia di vivere”.

Unità dei cacciatori: la strada dell’Anuu

Ma anche qui si torna a sbattere. “Pur apprezzando l’approccio positivo e propositivo della tua comunicazione, ritengo veramente difficile – se non impossibile – raggiungere gli obiettivi organizzativi da te indicati se permane l’attuale frammentazione associativa e dunque contrattuale nei rapporti con le diverse compagnie assicurative”. Così scrisse Marco Castellani su carta intestata Anuu Migratoristi. «Più di far calare la decisione dall’alto» commenta poi a voce «cercherei di farla nascere dal basso».

O forse da mezza strada: «bisogna intervenire sui dirigenti locali, sui livelli intermedi e far capire loro che separati non c’è futuro». Ci vogliono idee chiare, incontri preparatori e un disegno ambizioso. Perché per Castellani l’unità è associazione unica o non è. «Bisogna tornare a ragionare su un soggetto unico nato dalla fusione di tanti soggetti: ognuno porta in dote la propria storia, la propria esperienza e il proprio spirito. Lo statuto e l’organizzazione si progettano insieme, senza precludere a nessuno la possibilità di ricoprire incarichi dirigenziali: servirà valorizzare le professionalità, non l’associazione di partenza».

Ma non c’entra niente col timore di essere fagocitati da Federcaccia: «Anuu rispetta la democrazia, i numeri e i criteri di rappresentatività. Non dico “ci sto se guido io”. A me non importa guidare, importa andare a caccia e continuare ad andarci». Politica e tecnica dovranno parlarsi quotidianamente: per funzionare la nuova associazione dovrà affiancare ai dirigenti eletti una serie di professionisti.

Serve una comunicazione efficace

È il primo rigo di un buon manifesto da integrare con una comunicazione efficace«certe ostilità del passato devono essere superate perché ci stiamo giocando tanto» – e la pari dignità per tutte le forme di caccia dalla piccola migratoria ai grandi ungulati. «Uno dei compiti principali dell’associazione unica» chiude Castellani «sarà armonizzare il rapporto tra beccacciai e cinghialai, tra cacciatori che entrano in conflitto perché usano gli stessi spazi. Ci muoveremo perché si agisca a difesa di tutti: non rinunceremo mai all’immagine della caccia come un mosaico» nel quale la tesserina che si stacca rovina tutto il quadro.

“Il tempo di tergiversare è finito” si legge nella lettera rivolta ai colleghi. “È assolutamente necessario avviare con estrema urgenza una vera fase costituente, per giungere a un unico nuovo soggetto unitario che rappresenti tutti i cacciatori italiani sotto lo stesso tetto e con la stessa dignità”. Questa fase costituente “non deve essere calata dall’alto. Dev’essere portata in discussione sul territorio nei vari livelli organizzativi in cui le nostre associazioni sono articolate”. E poi dev’essere “spiegata, conosciuta, capita, assimilata e quindi assecondata”. Non ha più senso rimanere ancorati a “stupide paure, vecchi rancori o ingiustificabili egoismi che qualche nostro dirigente può ancora nutrire”. Alcune esperienze – pessime, eh: pessime – del passato “si riducono a meri problemi personali che nulla hanno a che vedere con la caccia”.

L’unità dei cacciatori in sintesi

E se bastasse un legame meno stretto?

Unità dei cacciatori, Enalcaccia: “Un’ottima idea difficile da realizzare”

«In via di principio l’associazione unica è un’ottima idea. Ma a ora, e forse per lungo tempo, non ci sono le condizioni per realizzarla». Lamberto Cardia gli risponde sereno ma deciso dalla presidenza di Enalcaccia. La cabina di regia funziona e salvaguarda l’indipendenza delle singole associazioni «che hanno storie diverse e vivono amicizie e inimicizie diverse». Complicato parificare il costo delle tessere, ancora più complicato – ecco una nuova risposta a Fassini – uniformare le condizioni assicurative.

Qualcosa però si può fare da subito: «Bisogna costruire la cabina di regia unitaria in tutte le regioni: è la sede giusta per discutere dei temi cruciali» e per trovare una sintesi quando i contrasti devono essere addolciti. Per Cardia è sufficiente: ogni soluzione diversa rischierebbe di far scomparire le sensibilità più piccole e «sarebbe sbagliato diventare tutti Federcaccia». Gli chiedo se sia un timore concreto, la risposta è lapidaria: «È una legge di natura: il grande aggregato attira gli altri».

Libera Caccia: “Prima delle nozze bisogna fidanzarsi”

Paolo Sparvoli più o meno si pone su una linea analoga. Libera Caccia, di cui è presidente nazionale, propone di dar vita a una confederazione che raggruppi sigle riconosciute e non riconosciute. «Lasciar fuori le microassociazioni periferiche peggiorerebbe la situazione: avrebbero spazio per speculare contro chi di fatto gestirebbe la caccia in tutta Italia».

E niente di più di una confederazione: «Prima delle nozze bisogna fidanzarsi. Non è immediato far capire alla base che stare insieme ci rende più incisivi: trovarsi d’un tratto sposati a coloro con cui si è litigato fino a un minuto prima creerebbe una spinta forte verso le sigle non riconosciute o addirittura la nascita di nuove associazioni». Sparvoli rilancia una provocazione storica: «Togliamo dal banco i soldi, presidente e dirigenti devono ricoprire il loro ruolo a titolo gratuito. Se eliminiamo le poltrone, o quantomeno eliminiamo il denaro dalle poltrone, le divisioni si riducono. Perché sulla politica venatoria ci sarà qualche sfaccettatura da mettere a posto, ma in sostanza la base è concorde».

Semmai Sparvoli va cauto sull’organizzazione della rappresentanza. «L’elezione diretta? Il presidenzialismo non è che tiri alla grande. Perlomeno nella prima fase sono le associazioni esistenti, ognuna a seconda del proprio peso, a dover eleggere i vertici». E per evitare il correntismo (basterà?) si recupera un vecchio arnese della Prima Repubblica: lo sbarramento. «Bisogna avere il coraggio di dire che si conta solo se si raggiunge un minimo livello di rappresentanza: chi non ha un riconoscimento tale è solo il capo di sé stesso».

Eps: tuteliamo gli istituti privati di caccia

E comunque che sulle politiche si sia tutti d’accordo è decisamente da vedere. «Dobbiamo avere la garanzia che, se sarà, la nuova associazione tuteli gli istituti privati di caccia»: Eps non aderì a Fenaveri per questo motivo. Ora il suo presidente Galdino Cartoni rilancia. «Ci stiamo, possiamo portare la nostra esperienza nella gestione del territorio e un rapporto viscerale col settore agricolo. È fondamentale però che tutti gli aderenti siano d’accordo sulla tutela del mondo che rappresentiamo. Troppo spesso invece a livello locale si solletica l’egoismo del singolo che protesta perché non può cacciare in una zona privata» anche se poi addenta i frutti della sua gestione.

Ci vuole coraggio, una mossa ardita per rilanciare. Per Cartoni non servono soluzioni intermedie, dal potenziamento della cabina di regia «solo una somma delle singole associazioni» a una confederazione più stretta: finché il mondo venatorio resta separato si darà battaglia costante alla ricerca della tessera in più. La concorrenza è il motore «ed è normale che ci sia: ma alla fine la forza della singola associazione è la debolezza del mondo venatorio nel suo complesso».

La discussione prosegue su Caccia Magazine. Sul numero di gennaio 2021, già in edicola, i sette presidenti – si aggiunge anche Gianni Corsetti di Italcaccia – dialogano su ambiente, piombo e ruolo sociale della caccia.