Sorveglianza e gestione faunistica: il ruolo di fototrappole e visori notturni

sorveglianza e gestione faunistica: fototrappola legata a un albero
© Browneye / shutterstock

Sempre più ricchi di tecnologia, fototrappole e visori notturni permettono di potenziare la sorveglianza e la gestione faunistica.

Chissà come avrebbe reagito Jeremy Bentham (“Vedere in assenza, vedere senza essere visti”) se gli avessero annunciato che no, non c’era bisogno del Panopticon per aumentare il potere degli umani: bastano, si licet, le fototrappole e i visori notturni, strumenti utilissimi per la sorveglianza e la gestione faunistica. E dunque la fatica di appostarsi ripetutamente in condizioni precarie solo per controllare il passaggio dei selvatici trova un compagno in un gioiellino che non vale la pena di sottovalutare solo perché l’abbiamo a portata di mano tutti i giorni. Eccola dunque la fototrappola. O fotovideotrappola o ancora fotocamera nelle parole imprecise e delicate di qualche benpensante.

In ogni caso il nome nasce dall’uso: e se a un primo tentativo ancora l’animale non viene intrappolato, eternata per sempre è la sua immagine. E, come raccontato in qualche antica leggenda della tradizione africana, chi possiede un ritratto ha già tra le mani l’anima intera.

L’aiuto della tecnologia

Il funzionamento di base della fototrappola è sempre lo stesso: led infrarosso sul davanti, animale nel cono visivo, fotografia. Tutto è già archiviato nella memoria esterna o interna della scatolina magica. Ma così, e detto così, sarebbe tutto un po’ troppo rudimentale, troppo simile ai vecchi meccanismi del fotofinish. E poi si sa, la tecnologia rinnova sempre le sue sfide ogni volta che le ha risolte. Anche perché gli animali si spostano anche di notte e le immagini al buio sono sempre faccenda complessa. Ecco allora un’idea antica, tanto banale quanto efficacissima: se le foto al buio vengono scure, accendiamo la luce quando le scattiamo. È il caro vecchio flash che però nella sua classica versione lampeggiante rischierebbe di metter paura agli animali, di farli scappare. Di cambiare cioè le loro abitudini e di vanificare la sorveglianza.

Ma la tecnologia è sempre un passo più avanti: se bisogna aumentare la senza che nessuno se ne accorga, usciamo dallo spettro del visibile. Tornano di nuovo comodi i già citati led a infrarossi, talvolta potenziati dal rilascio di qualche gas o da un meccanismo che sembra riportare al mondo dei fumetti e che invece rende concreto e meno insidioso il buio delle tenebre con una cura per così dire omeopatica. Il black flash dirada la notte combattendola con le sue stesse armi. Sulla trasmissione la tecnologia fa miracoli, tra sms app e-mail e fototrappole 4G: basta una sim.

Sui visori notturni e la caccia di notte si è discusso per tanta parte della primavera, tra accelerazioni in Lombardia e Abruzzo e frenate imposte dal governo. Non è questa la sede per decidere che cosa sia giusto e che cosa sbagliato, che cosa la legge ammetta e che cosa debba ammettere: basta ricordarsi che esistono degli strumenti utili a potenziare la gestione – e Dio solo sa se ce n’è bisogno.

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