Sopravvivere nella savana

Sopravvivere nella savana
© Daniele Dal Canto

Sopravvivere nella savana, culla dell’umanità, è sempre impresa ardua. Gli insetti, i rettili e i grandi predatori sono sempre in agguato. Soltanto delle scelte precise e la concentrazione del qui e ora potranno salvarvi la vita.

Qui e ora, hic et nunc in latino, è un’espressione che veniva usata soprattutto con il significato di “immediatamente, subito, senza alcun indugio, su due piedi”: è un concetto fondamentale per sopravvivere nella savana. Può infatti fare la differenza tra la vita e la morte, perché richiama le persone che si trovano in quell’ambiente all’attenzione e alla concentrazione e permette di evitare distrazioni o pensieri che possano far abbassare la guardia.

Il caldo: un killer invisibile

Sopravvivere nella savana, soprattutto nella stagione secca, dipenderà molto dalla disponibilità d’acqua potabile e dalla capacità di proteggere il corpo dall’esposizione ai raggi solari. Come nelle aree desertiche anche nella savana il nostro abbigliamento è la prima barriera difensiva dal caldo intenso; quindi la testa e ogni parte del corpo devono essere coperte per ridurre al minimo la traspirazione corporea e proteggere la cute da lesioni da parte di piante spinose e insetti nocivi.

Uno degli effetti che si possono subire a causa di una sovraesposizione al caldo è l’ipertermia. Nel linguaggio quotidiano l’ipertermia viene definita anche colpo di calore, che spesso si confonde, in modo del tutto erroneo, con un primo sintomo della febbre. Il vero motivo per cui si presenta è l’accumulo di troppo calore nel nostro corpo che non riesce a rilasciarne una quantità adeguata e proporzionale al suo assorbimento. Nella sua prima manifestazione si comincia ad avvertire una sensazione di spossatezza, con dolori generali alle ossa e a tutti i muscoli; spesso in alcune zone si sentono delle punte di dolore più forti. A questi primi sintomi subentra uno stato confusionale: possono manifestarsi casi di emicrania, nausea, vomito o persino diarrea. La sudorazione aumenta in modo evidente e enfatizza la sensazione di calore.

Mancanza d’acqua: la disidratazione

Attenzione inoltre alla disidratazione. Grazie a meccanismi raffinati e precisi come lo stimolo della sete, nell’organismo vi è un costante equilibrio tra la perdita e l’assunzione di liquidi. L’assunzione d’acqua durante la giornata non avviene soltanto con le bevande liquide, ma anche attraverso il cibo per esempio con alimenti ricchi d’acqua quali frutta e verdura. Nei bambini il contenuto corporeo di acqua corrisponde circa al 75% del peso totale, nell’adulto al 60% e nell’anziano si riduce al 55%.

Le possibili cause di disidratazione sono molteplici. Vi si annoverano ridotta assunzione di liquidi, eccessiva esposizione al caldo e al sole, vomito e diarrea. Le categorie più a rischio di disidratazione sono i bambini e gli anziani. Tra i principali sintomi della disidratazione nell’adulto si contano sete, riduzione del turgore della cute, bocca secca, pressione bassa con conseguente stanchezza, capogiri e sensazione di svenimento. Se possibile, bevete alla stessa velocità con cui sudate, quindi poco e spesso. Così perderete poco in efficienza e non sprecherete acqua. Meno liquidi non vuol dire meno sudore: il sudore è un meccanismo di raffreddamento. Come recita la regola del tre, senz’acqua si può vivere circa due-tre giorni a 40°C restando continuamente a riposo e all’ombra, ma si potrebbe resistere fino a otto-dieci giorni, se la temperatura rimanesse sotto i 21°C.

Sopravvivere nella savana: in marcia

In questa tipologia di ambiente la navigazione terrestre non è particolarmente difficile, visto che le ampie distese erbose permettono di individuare anche a distanze considerevoli punti di riferimento utili per l’acquisizione di azimut. Se durante un safari il vostro mezzo si guasta è sconsigliato proseguire a piedi, sia perché vicino al vostro mezzo siete più facilmente individuabili da eventuali soccorsi, sia perché durante lo spostamento rischiereste di imbattervi nei territori dei grossi predatori.

Se vengono sorpresi, spaventati o sono con i loro cuccioli, i leoni diventano molto aggressivi. Questo vale anche per il bufalo e gli elefanti che solitamente non attaccano l’uomo; ma se invadete il loro territorio o vi avvicinate ai piccoli, diventano molto pericolosi. È cruciale ricordarsi che se si è costretti a spostarsi a piedi, bisogna farlo durante le ore diurne e mai di notte. Aggirate i grossi cespugli soprattutto in prossimità delle acacie a ombrello; se siete un gruppo di persone, camminate in fila indiana alternandovi alla conduzione.

Le distanze da coprire saranno direttamente proporzionali all’acqua disponibile. Esempio: disponendo di circa tre litri d’acqua per persona con una temperatura ambientale di 40°C, se cammina nelle prime ore del mattino o con cielo coperto da nubi una persona mediamente allenata potrebbe percorrere anche 30 chilometri al giorno. Con la stessa temperatura, con cinque litri d’acqua disponibili si può arrivare a percorrerne anche 45 chilometri.

Per orientarvi cercate di raggiungere un’altura: è utile per capire la direzione da intraprendere e cercare dei punti di riferimento o aree antropizzate o avvistare corsi d’acqua. Se individuate un fiume raggiungetelo: oltre a reperire acqua da bere, seguendo il suo corso potreste trovare un villaggio. Nella savana i fiumi vanno seguiti verso monte e non verso valle, come si farebbe normalmente: in questo specifico ambiente non è raro che scompaiono sottoterra.

Sopravvivere nella savana: in trappola nel fuoco

Nella savana non è inoltre raro imbattersi in un incendio, soprattutto nella stagione secca: il manto erboso molto asciutto e ininterrotto crea le condizioni ideali per lo sviluppo di grandi incendi, talvolta innescati in modo spontaneo da fulmini o dall’uomo. Con condizioni di vento forte l’incendio può propagarsi molto rapidamente. Prima di mettersi a correre cercando di batterlo in velocità è il caso di valutare la direzione del vento o di raggiungere delle aree circostanti dove la vegetazione è meno fitta e rada, per diminuire l’esposizione alle fiamme e al forte calore.

Se rimanete in trappola circondati dalle fiamme, l’unica vostra chance è sdraiarvi a terra, su un fianco, possibilmente in una piccola depressione del terreno assumendo la posizione fetale, proteggere testa e corpo dal forte calore coprendovi con una coperta o con indumenti possibilmente bagnati e aspettare che le fiamme passino oltre.

Attenzione agli animali, a tutti gli animali

Per sopravvivere nella savana bisogna prestare attenzione non solo ai grandi predatori o agli animali selvatici: in alcuni casi possono avere dimensioni contenute o essere molti di più di un branco di elefanti.

Siafu

Diversamente da quanto si può immaginare, le formiche siafu (Dorylus nigricans) sono considerate il predatore più mortale di tutta l’Africa. Dette anche formiche killer, possono uccidere oltre un milione di prede al giorno. Le siafu si muovono in colonie di circa venti milioni di individui. L’effetto è tale che si dice che anche gli elefanti fuggano al vederle. Per evitarle bisogna allontanarsi dalla loro traiettoria di migrazione: meglio sarebbe interporre tra voi e loro anche un piccolo corso d’acqua. Il loro morso è particolarmente doloroso.

Elefanti

Se individuate un branco di elefanti aggirateli, cambiando momentaneamente strada. Normalmente un elefante non attacca l’uomo senza motivo, quindi se state a distanza non rischierete di innervosirlo. Qualora si attraversino tratti di vegetazione fitta, può capitare di arrivargli vicino: mi è accaduto. Infastidito, l’elefante ha segnalato la propria presenza con una falsa carica sufficiente a farci desistere nel proseguire. Gli elefanti sono molto intelligenti ma hanno una vista pessima, quindi è facile passare inosservati stando a debita distanza. Potenza diversa ha il loro olfatto, capace di sentire il vostro odore da lontano.

Leoni

Anche se avvistate leoni rimanete a debita distanza: possono coprire decine di metri in pochissimi secondi. Minore sarà la distanza tra voi e più aumenteranno le probabilità di essere attaccati. I leoni sono felini molto potenti e hanno una forza impressionante: quando attaccano le loro prede sono come Caterpillar, le travolgono in corsa e usano i loro artigli affilati e il morso potente per immobilizzarle e sopprimerle. Nel caso in cui un leone si stia avvicinando a voi, non scappate e non dategli mai le spalle: indietreggiate e cercate di intimorirlo urlando e alzando le braccia, fategli credere di essere più grossi e più pericolosi di lui, sperando che si allontani. Se siete più persone raggruppatevi stando molto vicini: anche in questa situazione gridate e cercate di essere minacciosi.

Bufalo cafro

Il bufalo cafro (Syncerus caffer), noto anche come bufalo nero, bufalo africano o bufalo del Capo, è un mammifero che fa parte dell’ordine degli Artiodattili e della famiglia dei bovidi. È un animale di grosse dimensioni: può arrivare a 180 centimetri di altezza al garrese, fino a 250 centimetri di lunghezza e pesare dai 700 ai 1.000 chili. È dotato di enormi corna ricurve che superano il metro di lunghezza: in alcuni casi la loro ampiezza da punta a punta può raggiungere addirittura i 130 centimetri, il massimo tra i bovidi. Il suo pelo è ovviamente di colore nero.

Per via del suo carattere aggressivo e della sua immensa forza, il bufalo cafro è considerato uno degli animali più pericolosi d’Africa. Grazie alle poderose corna un bufalo nero può difendersi anche da un leone. I maschi solitari sono territoriali e i più pericolosi della loro specie: in caso di avvistamento evitatelo stando a debita distanza.

Acqua e cibo

Nella savana l’acqua scarseggia, soprattutto nella stagione secca. Le uniche fonti d’acqua disponibili in questo ambiente sono le rare pozze d’acqua piovana, le piogge, le piccole risorgive affioranti dalle rocce di alcune alture e i fiumi. Una volta trovata, l’acqua va considerata contaminata; quindi prima di essere bevuta andrà filtrata e disinfettata con prodotti specifici o con la bollitura. In situazioni estreme si può bere il liquido contenuto negli escrementi freschi di un elefante. Usate un contenitore metallico per raccogliere il liquido spremuto dalle feci, dopodiché bollitelo per eliminare i batteri.

Se trovate una pozza d’acqua non vi precipitate a bere: prima di avvicinarvi guardatevi intorno, aspettate alcuni minuti osservando il perimetro circostante e poi cautamente procedete nella raccolta. Non è raro che i predatori, vedendovi accovacciati nell’intento di fare scorta d’acqua, vi attacchino alle spalle. Se siete un gruppo di superstiti, lasciate qualcuno di guardia mentre gli altri si occupano della raccolta.

Diversamente dall’acqua, il cibo è più abbondante nella savana anche se tende a volare, correre, nuotare, strisciare fuori dalla vostra portata. Normalmente per il calcolo del rapporto tra costi e benefici è sconsigliato intraprendere azioni vere e proprie di caccia, soprattutto se siete in movimento verso una via di scampo. In questo caso è preferibile orientarsi verso la predazione di piccoli rettili come lucertole o serpenti, di testuggini, uova di uccello e insetti come cavallette e termiti. Se trovate una preda morta potete capire se la carne è commestibile dall’assenza di larve al suo interno; diversamente, in presenza di odore di marcio o larve di insetti, è preferibile scartarla.

Il boma e il fuoco

Per boma si intende un recinto di forma circolare realizzato con arbusti e rami spinosi di acacia. Usato da sempre in Africa per proteggere il bestiame e i villaggi dai predatori, il boma risulta essere una valida difesa. Come area di bivacco per allestire il vostro boma scegliete un luogo sopraelevato distante da corsi d’acqua, pozze e ristagni di acqua piovana e piste di animali, soprattutto elefanti. Accendere un fuoco all’interno contribuirà a tenere lontani gli animali e darvi un minimo di illuminazione e di calore durante le ore notturne.

Accendere il fuoco in savana è estremamente semplice, data la facilità di reperire legna ed erba secca per l’innesco. Proteggete il sito d’accensione realizzando un focolare con pietre, sponde di terra o all’interno di una buca nel terreno. Anche l’utilizzo di sistemi d’accensione a frizione come il trapano a mano o ad archetto dà ottimi risultati anche ai meno esperti. Sterco essiccato di animali come l’elefante è ottimo da usare come innesco o per il trasporto del fuoco, date la sua forma sferica e le generose dimensioni. In savana il fuoco è un eccellente sistema di segnalazione, di notte con la sua luminosità, di giorno con il fumo prodotto bruciando arbusti verdi o, nel peggiore dei casi, materiali plastici di autoveicoli. Il fumo così prodotto con condizioni di vento adatte sarà visibile a molti chilometri di distanza.

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