Restrizioni alla caccia nell’Italia divisa in tre zone: la Fidc scrive al governo

Restrizioni alla caccia: cacciatore in alta visibilità con fucile in mano
© Mountains Hunter / shutterstock

La Federcaccia chiede al governo di motivare e riconsiderare le restrizioni alla caccia in vigore col decreto del 3 novembre.

“Si fatica a comprendere il senso delle attuali restrizioni alla caccia” e non è accettabile che la risposta del governo a chi richiede chiarimenti si limiti a un laconico “è permessa / è vietata”. Per questo la Federcaccia ha scritto alla presidenza del consiglio, ai ministeri competenti e a Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni (non Stato-Regioni come si legge nel comunicato, lì c’è di mezzo Boccia: delle Regioni), per chiedere un incontro. Al governo la Fidc intende portare “una proposta di buonsenso” e chiedere da dove nasca la decisione di limitare la caccia nelle zone arancioni e vietarla in quelle rosse. Se scaturisce da motivazioni tecnico-scientifiche, i cacciatori vorrebbero conoscerle. Se il governo non ha avuto tempo di approfondire la questione, la Federcaccia ritiene doveroso essere ascoltata. Sarebbe “doppiamente inaccettabile” se invece fosse figlia di un pregiudizio antivenatorio.

La Federcaccia, che a quanto ci risulta non è sola, non lascerà “niente d’intentato per dare alla caccia il riconoscimento e le attenzioni che merita”. Le dà fastidio però l’approccio “evidentemente punitivo con cui il tema è stato affrontato almeno da una parte ben nota della maggioranza”. E qui l’allusione basta da sé.

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