Mobilità venatoria: la legge quadro si ammorbidisce dall’interno

Mobilità venatoria: cacciatore in un campo con fucile in spalla
© Enrico Garelli Pachner

Liguria e Lombardia hanno siglato un accordo che facilita l’interscambio e potenzia la mobilità venatoria interregionale nella quale da più di dieci anni domina l’accordo a tre tra Toscana, Umbria e Lazio. È un modo per ammorbidire dall’interno gli steccati stabiliti dalla 157/92

Dopo mesi in cui c’era un solo ordine, rimanete a casa, l’invito pubblico ad andare a giro – è questo il senso evidente degli accordi sulla mobilità venatoria – può risultare spiazzante. Però così accade, perlomeno nel mondo della caccia. Perché al fianco dell’intesa decennale Toscana-Umbria-Lazio è spuntato un altro accordo di reciprocità, meno articolato (prevede solo la priorità nell’iscrizione ad Atc e comprensori alpini, non le singole giornate di caccia: un buon inizio, un buon segnale) ma comunque efficace: i cacciatori liguri in Lombardia e i cacciatori lombardi in Liguria possono battere una strada privilegiata per l’ammissione ad Atc e comprensori alpini, fino al 5% della capienza massima.

Mobilità venatoria: l’accordo Liguria-Lombardia

C’entra ovviamente la vicinanza geografica, c’entra l’interesse dei cacciatori, c’entra indubbiamente anche l’affinità politica tra le due amministrazioni. In calce all’accordo si leggono le firme di due leghisti, gli assessori regionali Stefano Mai (Toti I) e Fabio Rolfi. La Liguria aveva proposto un accordo simile anche alla Toscana, con cui a inizio anno si era confrontata la stessa Lombardia. Il confronto si è sfilacciato perché d’un tratto il cartello delle priorità si è capovolto, ma niente vieta che nei prossimi mesi – a Firenze si è insediata una giunta nuova che potrà rivalutare tutti i dossier con la forza del successo elettorale – si possa tornare a parlarne.

Nel frattempo si comincia così, con un accordo di interscambio che a spanne coinvolgerà tra i 1.500 e i 2.000 cacciatori: i liguri per la piuma, i lombardi per il cinghiale. Ed è il primo motivo per cui l’accordo tra Liguria e Toscana è scivolato nell’elenco delle cose (forse) da fare. In Toscana i cinghiali sono abbondanti, di sicuro più che sufficienti a soddisfare le aspirazioni dei cacciatori locali.

Un primo gesto simbolico

«Penso che in futuro siano possibili accordi di reciprocità con altre Regioni» pronostica Valerio Ivo Vassallo, dirigente dell’ufficio Caccia della Regione Liguria. «Prima però bisognerà capire quali saranno le ricadute di quest’iniziativa nel medio e nel lungo periodo». Sul possibile impatto su gestione faunistica e territorio però Vassallo non si espone: «Iniziamo adesso, al momento non siamo in grado di capire quali saranno i numeri effettivi e i risultati reali. Per una valutazione più equilibrata e oggettiva direi di lasciar passare l’intera stagione».

Non che ci si aspetti un impatto economico sconvolgente, Liguria e Lombardia sono così vicine che di solito si rientra in tempo per la notte: «Tenderei a non sopravvalutare gli effetti dell’accordo, anche se gli Atc e le squadre di cinghialai potrebbero ottenere qualche vantaggio». È soprattutto un gesto simbolico: «Dove c’era un interesse concreto, la mobilità venatoria esisteva già autonomamente. Liguria e Lombardia» chiude Vassallo «hanno stipulato quest’intesa per dare un segnale e agevolare i cacciatori, cui hanno voluto esprimere la loro vicinanza». Tradizionalmente la Liguria è interessata alla mobilità venatoria, sia in entrata sia in uscita. Il Piemonte, con cui ovviamente il confine è permeabile, potrebbe essere il prossimo territorio coinvolto. Con la Toscana, s’è detto, c’è da attendere.

L’accordo a tre non risente del tempo che passa

Anche perché da anni la Toscana è dentro un accordo articolato con Umbria e Lazio. Oltre alla priorità nell’iscrizione all’Atc, ognuna delle tre regioni mette una serie di posti giornalieri a disposizione delle altre due: solo per la migratoria da appostamento in Umbria e in Lazio, anche per gli ungulati in Toscana. E di solito l’ungulato che tira di più è sempre il solito. «Abbiamo conservato la possibilità di cacciare il cinghiale anche in assenza di reciprocità» spiega Paolo Banti, dirigente dell’ufficio Caccia. «La specie è decisamente abbondante, a tratti eccessiva: se si coinvolgono più cacciatori si può potenziare la gestione».

Alcune associazioni venatorie hanno però segnalato la disparità, più virtuale che autentica perché i toscani non hanno bisogno di uscire per cacciare il cinghiale. Semmai è lo schiaffo della gelosia, i cinghiali nostri sul territorio nostro, in ogni caso prima di rinnovare l’accordo i tecnici hanno chiesto indicazioni politiche. E la politica ha risposto che per questa stagione l’asimmetria poteva essere conservata. «Dalla prossima però ci vuole una reciprocità vera, completa» preannuncia Banti. «O Lazio e Umbria accetteranno i nostri cacciatori anche per il cinghiale, o limiteremo l’accesso a umbri e laziali solo per la migratoria». E potrebbe essere un discreto scossone, visto che la Toscana è frontiera d’ingresso per gli ungulati e d’uscita per la migratoria, soprattutto allodola e tordi nel Viterbese.

Per le cacce specialistiche

Ma dall’Umbria arrivano già rassicurazioni: di cinghiali ce n’è una manciata e quindi difficilmente saranno un problema, a ora per la selezione a daino e capriolo serve un attestato conseguito in Umbria dopo corso e relativo esame. «Ma questo regolamento è in corso di modifica» annuncia Luca Lucarelli, direzione regionale Agricoltura. Non per il corso e l’esame che ovviamente rimarranno, ma per la località scritta in calce all’attestato. «Auspichiamo di fare in tempo per la prossima stagione, così che anche chi supera l’esame fuori regione potrà cacciare gli ungulati in Umbria».

In ogni caso anche qua, come al nord, è coinvolto giusto qualche migliaio di cacciatori«Si tratta di cacce molto specialistiche e di numeri comunque limitati, quindi l’impatto non è poi così forte» chiude Banti. Da un po’ di tempo la Toscana tenta di stringere un legame simile con l’Emilia Romagna che però preferisce fare da sé. Niente posti disponibili a 35 euro, bisogna seguire tutta la trafila e spendere quanto serve per iscriversi all’Atc.

Una facilitazione per i cacciatori

L’aspetto positivo è che le Regioni, tanto criticate e per certi versi molto difficili da agganciare (avrei chiesto volentieri due parole alla Lombardia, ma sono rimbalzato per due settimane sui muri che la segreteria ha eretto a difesa di Anna Bonomo, dirigente dell’ufficio Caccia: pazienza, ne facciamo serenamente a meno), stanno realmente tentando di facilitare la mobilità venatoria, ammorbidendo dall’interno la legge quadro sulla caccia con le occasioni che lei stessa dischiude. Il motivo ce lo spiegano fonti della Direzione regionale Agricoltura caccia e pesca che chiedono di restare anonime. «È stata la 157/92 a imporre la regionalizzazione della caccia e la divisione in Atc. Ma non ha senso stabilire confini rigidi tra territori vicini. Ci sono laziali che ogni giorno si spostano in Toscana per lavorare, toscani che fanno lo stesso, è giusto lasciar loro anche la possibilità di andare a caccia».

Mobilità venatoria: la mentalità dell’interscambio

L’unico ostacolo? Per una volta non i ricorsi davanti alla giustizia amministrativa o le briglie del governo, ma la mentalità dei cacciatori. «Qualcuno diventa geloso del territorio e non vede di buon occhio l’interscambio regionale, ma bisogna capire che ormai il mondo è completamente connesso. Tanto più se si parla di territori confinanti. Anche perché la gelosia poi si amplifica. I cacciatori di Rieti, Viterbo e Frosinone non vedono di buon occhio quelli di Roma che si spostano da loro. Lepri e fagiani, dicono, appartengono al nostro territorio. Ma il territorio non è di qualcuno in particolare, come non è di qualcuno in particolare l’ospedale di Roma cui si arriva anche dalla provincia».

Forte di quest’approccio, il Lazio ha stretto un accordo base anche con le Marche (come quello Liguria-Lombardia, riguarda la priorità nell’iscrizione all’Atc) e qualche tempo fa ci provò con l’Abruzzo. Che però non fu disponibile: «I cacciatori abruzzesi sono già abbastanza e c’era il rischio che tanti dei nostri uscissero alla ricerca di un territorio migliore». Il Lazio ritiene che per l’accordo stretto, iscrizione più giornate singole, si sia a posto col triangolo Umbria e Toscana. Gli scambi con le altre regioni sono meno, basta eventualmente il protocollo per la priorità negli Atc. C’è solo un dettaglio da limare, «i 35 euro che servono per fruire dell’interscambio con la Toscana sono troppi, forse potremmo scendere a 30». Ma sono realmente dettagli.

L’articolo completo su Caccia Magazine novembre 2020, in edicola.