La beccaccia bianca esiste davvero?

beccaccia bianca

La beccaccia bianca in natura non esiste. Nei boschi del Paleartico si possono però incontrare alcune beccacce con assenza di pigmento, parziale o totale.

Ogni cacciatore di beccacce vorrebbe il trofeo della beccaccia bianca. Nei secoli sono stati selezionati alcuni uccelli bianchi da cortile, tra questi il pavone, affinché donassero regalità ai cortili dei grandi signori. D’altronde il colore bianco ha sempre rappresentato la purezza e l’eleganza. Nel caso della nostra beccaccia, sappiamo bene che non si può fare né allevamento, né selezione, tantomeno condizionare la sua presenza ai nostri desideri di visibilità e potere.

Come Moby Dick

Figuriamoci il caso della beccaccia bianca, rarità assoluta come la mitica balena inseguita ossessivamente dal capitano Achab.

Chiariamoci subito. Non esiste in natura una beccaccia bianca da inseguire per i boschi del Paleartico. Una sorta di Graal in grado di conferire a chi la cattura forza e magia. Ma si possono incontrare alcune beccacce con assenza di pigmento, parziale (caso abbastanza comune) o totale (molto raro). Questo è il caso della beccaccia bianca. Un soggetto acromico, perché il bianco non è un colore, ma una semplice assenza dello stesso, anzi, della sostanza che dona alla specie la sua caratteristica cromatica, la melanina.

La “vera” beccaccia bianca

beccaccia bianca
Beccaccia parzialmente bianca, con becco e zampe gialle, esposta al Mubec, il museo della beccaccia di Anghiari

L’assenza della pigmentazione conferisce la classificazione di beccaccia bianca, senza alcuna sfumatura nero-marrone, tantomeno la visibilità delle bande scure sul cranio. Una “vera” beccaccia bianca presenta il becco di colore giallo (giallastro), così come le zampe con le unghie molto chiare.

A qualcuno è capitato di prelevare una beccaccia con le remiganti esterne bianche, con qualche piuma del petto e addirittura con gran parte del petto e del dorso a chiazza bianche. Questi uccelli non possono essere classificati come bianchi, bensì a striature bianche, parziali o mediane.

Non esiste la beccaccia albina

Un’osservazione molto interessante riguarda il colore dell’iride nel caso della beccaccia bianca. Non abbiamo mai, nelle poche beccacce bianche analizzate, il fenomeno dell’occhio rosso, tipico del fenomeno dell’albinismo. Un’iride colorato di rosso esporrebbe la specie a una vita forzatamente crepuscolare, senza poter migrare a causa dell’esposizione letale ai raggi ultravioletti. Per questo motivo diciamo che non esiste la beccaccia albina. Il massimo della depigmentazione è dunque il fenotipo bianco rappresentato dall’aspetto esteriore del piumaggio, becco e zampe. Frutto del cosiddetto aspetto interiore, definito genotipo.

Un codice genetico diverso

La beccaccia bianca ha un suo codice genetico diverso, che può essere dominante o recessivo, e non è detto che in caso di riproduzione possano nascere eredi bianchi. Lo studio di questi esemplari rari poggia su valutazioni scientifiche svolte su uccelli tenuti in cattività e osservabili nel tempo. Non potendolo fare (per fortuna) con la beccaccia, si possono soltanto azzardare delle ipotesi.

Negli anni passati vi era una teoria che la colorazione bianca riguardasse specie aviarie che nascevano a latitudini molto settentrionali, vicino al circolo artico. La presenza di piumaggio bianco sulle pernici artiche è sicuramente un vantaggio mimetico laddove gli areali di riproduzione presentano chiazze di neve anche nel periodo post primaverile. Ma la beccaccia bianca presa in Italia o in Francia, seguendo quella teoria, che vantaggio avrebbe a condurre la migrazione post nuziale e svernare nel nostro Mediterraneo con la sua livrea immacolata esposta più facilmente alla predazione?

Una vita più difficile

Molti animali nati bianchi vengono messi fuori dal branco per esigenze di protezione. Ma sappiamo che la beccaccia non ha branco, né famiglia. Se nasce bianca, per questioni cellulari biochimiche e genetiche che impediscono la creazione e diffusione dei geni della pigmentazione, avrà una vita molto più difficile, non c’è dubbio. Sarebbe proprio il caso di dire che tutti la vogliono. Ci sono dei racconti di qualche cacciatore che non ha sparato dinanzi al volo verticale di quella che allo sbattere di ali sembrava (sembrava appunto) una beccaccia, ma dal colore bianco splendente, bloccando il dito sul grilletto.

Davvero poche

Col crescere dell’informazione intorno alla beccaccia aumenta l’attenzione a ogni particolare morfologico della stessa. Stando alle statistiche del prelievo e all’analisi delle ali ricevute, accompagnate dai commenti, per il progetto Ali d’Italia, la percentuale di beccacce con una o tre remiganti esterne bianche, o in alternativa qualcuna delle piume grandi copritrici (primarie e secondarie), rappresentano lo 0,1 del prelievo stagionale esaminato (ovvero cinque beccacce su cinquemila). In Italia di beccacce completamente bianche ne sono state segnalate pochissime dal dopo guerra in poi.

Una metafora del conflitto tra uomo e natura

Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Herman Melville, è una metafora del conflitto tra uomo e natura. Nello specifico è il desiderio di vendetta del Capitano Achab sul grande cetaceo bianco che gli aveva mutilato una gamba. La ricerca ossessivo della balena bianca in tutti i mari del globo non è paragonabile alla ricerca di una beccaccia bianca in tutti gli angoli del bosco. Non abbiamo nulla di ossessivo, noi beccacciai, e non dobbiamo vendicarci di alcunché, al limite di qualche beffa che lei ci serve sul piatto.

Ma la curiosità di noi cacciatori sapiens è tanta. Immaginatevi alla prima ferma uscire fragorosa dal sottobosco Moby Dick con le ali e noi a bocca aperta nemmeno sollevare il fucile-arpione. Vederla in uno squarcio di cielo in vetta alle chiome, non capire e poi intuire. Incuriositi ripartire e ritrovare il cane sulla rimessa, anche lui come noi. Mentre lei riparte ancora o forse s’inabissa e non la ritroviamo più.

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