Caprioli medagliati: ecco l’identikit

Identikit dei caprioli medagliati

Un’indagine sulla biometria dei caprioli dell’Appennino italiano permette di capire meglio chi sono i caprioli dal trofeo medagliato.

Charles Darwin riflettè a lungo sulla grande variabilità all’interno degli organismi viventi e si rese conto che i singoli individui all’interno di una specie non sono fatti con uno stampo, ma presentano una notevole diversificazione. Ragionando sulla grande varietà all’interno di una popolazione o di un’intera specie sviluppò, la teoria dell’evoluzione per selezione naturale. Se gli esemplari non sono tutti esattamente identici, ce ne saranno alcuni con caratteristiche che li rendono più capaci di sopravvivere e di lasciare abbondante discendenza, e altri con caratteristiche che li rendono meno adatti e tenderanno ad avere meno discendenza.

Genetica e palchi

Oggi sappiamo che gran parte della variabilità dell’uomo e degli altri organismi (non tutta) è dovuta alle mutazioni all’interno del materiale genetico. Che l’uomo e gli altri esseri viventi siano dotati di grande variabilità lo constatiamo ogni giorno guardandoci attorno.

Nei cervidi una buona dose di diversificazione si esprime nelle appendici craniche dei maschi, i palchi, che possono variare per dimensioni (lunghezza, peso) e conformazione (numero di punte, divaricazione). Sui palchi agiscono sia fattori ambientali in senso ampio (qualità dell’ambiente e quindi della dieta, influsso dell’allattamento sulla crescita nei primi mesi di vita), sia fattori ereditari (madri e padri più forti tendono ad avere figli più robusti).

Chiunque abbia visitato una mostra annuale di trofei sarà restato colpito dalla grande plasticità e differenziazione dei palchi. Un cervo o un capriolo possono investire più degli altri nel produrre tessuto osseo del palco, cioè possono trasferire al palco più energie e costruire appendici più grandi, pesanti e vistose, oppure invece dedicare più energie per l’accrescimento corporeo.

L’importanza dei dati biometrici

Dal 1996 in provincia di Bologna vengono raccolti i dati biometrici di tutti i caprioli (e cervi e daini) prelevati durante le stagioni venatorie. Si tratta sia delle misurazioni effettuate dai biorilevatori nei centri di controllo degli animali abbattuti, sia di quelle effettuate dal biologo, sia di quelle effettuate dai valutatori Cic in occasione delle valutazioni in vista delle mostre annuali dei trofei. Si tratta quindi di una banca dati che riunisce dati sulla taglia corporea di tutti gli esemplari di entrambi i sessi e di ogni classe d’età, e dati sui palchi.

Sia nel caso dei cervi sia in quello dei caprioli, una misura particolarmente interessante è costituita dal peso del trofeo (peso del palco più cranio), effettuata su tutti gli esemplari e non solo sui più belli, come si fa invece, per esempio, in Ungheria. In questo modo, conoscendo di ciascun animale sia il peso corporeo sia il peso del trofeo, ci si può rendere conto di quanto ogni cervo o capriolo abbia investito quell’anno in termini relativi per costruire il proprio palco.

Lo studio bolognese

Vale la pena illustrare alcuni dei dati principali di un nostro studio sulla biometria del capriolo svolto tra il 1996 e il 2007 e pubblicato nel 2009, perché ci permettono da una parte di capire le tendenze centrali, la condizione media dei caprioli bolognesi (e in questo caso ci interessano i maschi) e dall’altra di soffermarci su quella porzione di esemplari che ogni anno va oltre le tendenze medie e investe molte delle proprie energie nel produrre super-trofei.

La popolazione di caprioli di Bologna è caratterizzata da pesi corporei notevoli, con maschi che dopo gli amori pesano in media 26,3 kg e possono arrivare nello stesso periodo di agosto-settembre a 37 kg. I valori biometrici collocano questa popolazione tra le più grandi d’Italia: per quanto documentato finora, sembra che solo nelle Marche esistano animali di dimensioni medie maggiori.

Trofei over size

Per delineare le caratteristiche dei super-caprioli abbiamo deciso di fare riferimento a quella frazione di maschi i cui trofei sono stati premiati con una medaglia nelle valutazioni Cic. Ci eravamo chiesti come erano fatti questi maschi adulti fuori dall’ordinario, in grado di investire tante energie nel proprio palco. Al di là del super-palco che portavano, questi caprioli erano molto diversi dagli altri? E quanto era comune all’interno della popolazione questa frazione di maschi campioni?

Innanzitutto, a parità di taglia i caprioli da medaglia erano effettivamente in grado di dedicare alla produzione del palco molte più energie di un esemplare medio. Un capriolo non medagliato che dopo il culmine degli amori pesa 28,7 kg, produce un trofeo dal peso medio Cic di 330 g (11 g di tessuto osseo ogni kg di peso corporeo), mentre un capriolo medaglia d’oro della stessa taglia produce un trofeo di 480 g (17 g di tessuto osseo per kg di peso corporeo). Quindi a parità di peso corporeo un capriolo medaglia d’oro in media produce il 55% in più di tessuto osseo del trofeo rispetto a un capriolo non medagliato.

Trofei in medaglia e dimensioni corporee

Inoltre, mediamente i caprioli medagliati tendono ad avere dimensioni corporee superiori agli altri. Gli esemplari con trofeo premiato con medaglia di bronzo (cioè con 105-114,9 punti Cic) hanno un peso corporeo medio superiore del 4,6% rispetto al peso medio di tutti gli adulti. I caprioli medagli d’argento (da 115 a 129,9 punti Cic) pesano in media il 5,7% in più e quelli medaglia d’oro (dai 130 punti in su) il 9,1% in più. E in realtà tutte le dimensioni degli esemplari medagliati (del palco e del corpo) sono in media superiori ai caprioli “normali”. Il palco di un capriolo medaglia d’oro, per esempio, è lungo in media 26,1 cm mentre quello medio 21,5 cm. La sua mandibola è lunga in media 168,5 mm, mentre in un capriolo medio è di 162,1 mm.

Tutti questi esempi per enfatizzare che effettivamente esiste una parte della popolazione maschile che riesce ad avere un accrescimento corporeo maggiore degli altri e che si può permettere il lusso di investire di più nel palco.

Quanti caprioli medagliati?

Quanto era grande quella frazione di caprioli medagliati? Dal 1996 al 2007 in provincia di Bologna, all’interno dei due Atc di montagna e collina, sono stati prelevati 2.624 maschi adulti di capriolo: di questi, 170 sono stati premiati dalle commissioni Cic. Questo significa che, nei 12 anni di campionamento, ogni 100 caprioli maschi adulti prelevati 6,5 avevano trofeo da medaglia; in altre parole la probabilità media di prelevare un capriolo con trofeo meritevole di medaglia su scala provinciale era di uno ogni 15,4 adulti.

In realtà la probabilità di incontrare caprioli da medaglia non era uniforme sul territorio: nella parte occidentale la frequenza dei trofei da medaglia era di 9 ogni 100 maschi adulti, mentre nella parte orientale era di appena 5,3. Per un capriolo, quindi, la parte occidentale del Bolognese ha caratteristiche ambientali migliori rispetto alla parte orientale, anche se è difficile per noi documentare differenze di paesaggio e di microambienti tali da spiegare il fenomeno.

Fluttuazioni annuali

Naturalmente la frazione di esemplari campioni presentava fluttuazioni annuali piuttosto consistenti, in rapporto alle variazioni climatiche e quindi alle conseguenti variazioni delle disponibilità alimentari. E mentre a livello medio le caratteristiche dei trofei dei caprioli bolognesi di anno in anno non cambiavano molto, la porzione di caprioli medagliati era decisamente più variabile. Gli inverni più rigidi non influivano più di tanto sui caprioli “normali”, mentre finivano per mettere in difficoltà proprio gli esemplari più grossi, meno capaci di investire più degli altri appena le condizioni non erano ideali. Ricordiamoci che i palchi dei cervidi sono chiamati dagli zoologi caratteri sessuali secondari e quindi – essendo secondari – sono i primi sui quali si può nei momenti difficili tendere a risparmiare.

Attenzione però: non basta essere un grosso capriolo per avere un trofeo da campione. Non tutti i caprioli maschi adulti extra-large (cioè arbitrariamente quelli che pesano almeno 33 kg prima degli amori o 29 kg dopo gli amori) decidono di dirottare energie per costruire un superpalco da medaglia: tra i caprioli bolognesi a farlo era solo, più o meno, la metà di loro.

Un enigma ancora da risolvere

Resta poco comprensibile perché una parte dei caprioli si dia tanto da fare per produrre dei palchi parecchio più grandi degli altri. Anche all’interno di una specie come il capriolo che è di taglia medio-piccola, con maschi dal palco non voluminoso e poco usato nelle competizioni territoriali, esistono esemplari che fanno a gara per avere strutture più pesanti, massicce, perlate e vistose.

Che vantaggi possono conferire questi trofei record in termini di successo riproduttivo? Il mistero è fitto, ma vista la frequenza relativamente bassa di questi casi anche nelle popolazioni più sane, per difendere un territorio con successo e avere una buona discendenza sembra che non sia affatto necessario per un maschio di capriolo possedere un super-trofeo e che queste appendici così belle e quasi esagerate siano soprattutto una gioia per i nostri occhi. Un buon segnale per quella popolazione di caprioli che dimostra così particolare vitalità e vigore, ma probabilmente senza ricadute reali nella riproduzione.

Per approfondire si veda Mattioli S. e Spada A. (2009) Il capriolo: caratteristiche biometriche della popolazione del territorio bolognese. Quaderni di caccia e pesca 2: 1-63

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