Freddo e virus: come difendersi a caccia

Freddo e virus come difendersi a caccia

Freddo, virus e caccia. La stagione fredda è sempre al centro dell’attività venatoria. Ed è proprio in questo periodo che dobbiamo tutelare la nostra salute per godere appieno della vita all’aria aperta e non perdere nemmeno un giorno di caccia.

Freddo, virus e caccia. Nella stagione fredda gli acciacchi sono più frequenti e per noi cacciatori ancora più fastidiosi. Vediamo dunque quali sono le accortezze che possiamo attuare per difenderci dai malanni di stagione e magari sfatare qualche falsa convinzione che ci condiziona nei nostri comportamenti.

Il freddo non fa ammalare

L’assioma freddo = raffreddore è profondamente radicato nelle nostre menti. Fin da bambini siamo stati perseguitati da mamme e nonne che ci hanno canzonati intimandoci di coprirci per non prendere il raffreddore o la febbre. In realtà queste convinzioni non hanno nessun fondamento scientifico. Basti pensare alle popolazioni nordiche che lasciano dormire i neonati all’esterno (ovviamente ben protetti) con temperature prossime allo zero.

L’assioma scientificamente corretto da stamparci in testa è virus = raffreddore. In questi mesi in cui la parola virus è stata forse la più digitata nel pianeta ci sentiamo più confidenti con queste piccole, odiose forme di vita. In realtà i virus (rinovirus e adenovirus soprattutto) ci circondano da sempre e tutto l’anno. Si diffondono da una persona all’altra, sono favoriti dalla promiscuità e da spazi chiusi, riscaldati e con poca umidità. Ed ecco che, dal raffreddore all’influenza, questi piccoli invasori colonizzano le nostre mucose respiratorie e scatenano una risposta immunitaria che si manifesta attraverso l’infiammazione. Perciò dolore, congestione delle mucose, febbre e dolori alle ossa.

Attenzione a quello che respiriamo

Ovviamente non basta avere contratto un virus una volta per non avere mai più raffreddore e influenza. Questi furbi invasori cambiano continuamente e il nostro sistema immunitario si trova a fronteggiare un nemico sempre diverso. Non beneficiano, infatti, della memoria immunologica che invece abbiamo nei confronti di virus più statici come rosolia, varicella eccetera.

Perciò è chiaro che in inverno non è il freddo che ci fa ammalare, ma piuttosto la tendenza a raggrupparci in luoghi chiusi e affollati (bar, case di caccia, automobili) in cui la concentrazione di virus, e quindi la probabilità di respirarli a nostra volta, è maggiore.

Se quindi associamo il nostro mal di gola di oggi alla mancanza dello scalda-collo di ieri stiamo facendo un errore. Probabilmente è ciò che abbiamo respirato, magari due o tre giorni prima, ad avere provocato l’infiammazione delle vie respiratorie.

Farmaci amici, farmaci nemici

Ai primi sintomi di raffreddamento spesso si ricorre a farmaci per bloccare i sintomi, come gli antibiotici. Niente di più sbagliato. Prima di tutto perché gli antibiotici curano (e non sempre con successo) le infezioni sostenute da batteri. Raffreddore e influenza sono invece provocati da virus, che non risentono minimamente degli antibiotici. Inoltre l’assunzione indiscriminata di antibiotici può favorire l’antibiotico-resistenza e selezionare nel nostro organismo batteri contro i quali pochi o nessun antibiotico sarà efficace.

La terapia antibiotica è indicata solo in caso di sovrapposizione batterica e sempre dietro prescrizione medica. Anche perché non tutti gli antibiotici sono innocui e possono provocare, in persone predisposte, danni molto più seri dei sintomi che vorremmo curare.

Quando si è raffreddati gli unici farmaci realmente efficaci sono quelli sintomatici. Paracetamolo per abbassare febbre e ridurre i dolori ossei, antinfiammatori per bocca o sotto forma di spray per le mucose infiammate, lavaggi nasali per favorire l’eliminazione del muco ed evitare sovrapposizioni batteriche.

Freddo, virus e caccia: i veri rischi

Una volta sfatato il mito che l’aria fredda sia causa del raffreddore e della sindrome influenzale non possiamo però sorvolare su alcuni potenziali rischi cui il freddo ci espone: il congelamento e l’ipotermia.

Temperature estremamente basse o rese comunque estreme dal wind chill provocano una vasocostrizione dei capillari nelle zone distali del corpo, come punta del naso, dita dei piedi e delle mani. Questo rallentamento del flusso sanguigno determina una sofferenza dei tessuti, una vera e propria ischemia per mancato apporto di ossigeno. I tessuti si infiammano fino a giungere, nei casi più gravi, alla necrosi e dunque alla necessità di amputazione.

Attenzione all’ipotermia

Per quanto riguarda invece l’ipotermia, questa è una situazione di emergenza medica in cui la temperatura corporea si abbassa al di sotto dei 35° C perché il calore disperso è maggiore di quello generato dall’organismo. Le cause di ipotermia sono molteplici, ma la più frequente è l’esposizione protratta a temperature estremamente basse per lungo tempo in assenza di attrezzatura adeguata. In questa circostanza, la vasocostrizione che si instaura per garantire l’afflusso di sangue agli organi vitali può non essere sufficiente. Organi come il cuore, i reni e il cervello, possono quindi essere danneggiati fino a provocare la morte.

L’assunzione di alcolici, che provocano vasodilatazione, mitiga apparentemente la sensazione di freddo intenso che si percepisce quando si sta andando in ipotermia, ma la stessa vasodilatazione favorisce un’ulteriore dispersione del calore corporeo, accelerando il processo di raffreddamento e precipitando ancor più la situazione.

Scaldare i motori

Un altro aspetto molto fastidioso legato al freddo è quello delle contratture muscolari. I nostri muscoli hanno uno stato di tensione muscolare basale che risente molto dell’esercizio e della temperatura. Quando fa molto freddo la contrattura basale è maggiore al fine di sviluppare calore, mentre la vasocostrizione favorisce il dirottamento del sangue ossigenato verso organi nobili (cuore e cervello in primis). Se dunque facciamo un movimento impegnativo a freddo (un salto, sollevare un peso) i nostri muscoli non avranno la necessaria elasticità per seguire il movimento. Si andranno così a creare delle lesioni muscolari (strappi) o comunque delle contrazioni opposte al movimento che abbiamo fatto (contrattura muscolare).

Agire su vasocostrizione e contrazione muscolare

Questi piccoli ma fastidiosissimi incidenti riguardano principalmente la schiena, i muscoli del collo e delle spalle, le mani. È quindi importante agire su i due aspetti che mettono a rischio i nostri muscoli: la vasocostrizione e la contrazione. Per il primo fenomeno è necessario adottare un abbigliamento caldo e traspirante, che mantenga i muscoli ben caldi, ma che non ci faccia trattenere il sudore a contatto con la pelle. E l’altra accortezza fondamentale è scaldare i muscoli con qualche piccolo esercizio e qualche minuto di stretching, per prepararli ai movimenti e alle sollecitazioni che l’attività venatoria ci richiede.

Anche dopo lo sforzo è bene accompagnare i muscoli al loro stato basale di allungamento e contrazione con un breve defaticamento, per evitare che un raffreddamento repentino causi una contrattura muscolare.

Sette mosse per affrontare il freddo

  • Evitare i posti chiusi e affollati (occhio alle automobili).
  • Non assumere antibiotici, ma solo farmaci sintomatici.
  • Usare protezioni adeguate per mani, naso, piedi (guanti, passamontagna, calze tecniche).
  • Portare indumenti di ricambio evitando di rimanere bagnati (causa pioggia o sudore).
  • Evitare l’ipotermia (utile thermos con bevanda calda).
  • Non assumere mai alcolici.
  • Scaldare i muscoli prima dell’attività in ambiente.

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