Dpcm del 14 gennaio: che cosa si può fare?

Dpcm del 14 gennaio che cosa si può fare

Bisogna combinare il dpcm del 14 gennaio e l’ordinanza del ministero della Salute per capire che cosa sia lecito fare in ogni regione.

Il dpcm del 14 gennaio, a occhio l’ultimo a stagione venatoria aperta, rinnova la divisione dell’Italia in tre zone. E l’ordinanza del ministero della Salute, che ha riclassificato buona parte d’Italia, ha lasciato in zona gialla solo cinque regioni (Toscana, Molise, Campania, Basilicata, Sardegna) e la provincia autonoma di Trento nelle quali si può andare a caccia in tutto il territorio. In Lombardia e Sicilia, zone rosse, la caccia è vietata. È zona rossa anche l’Alto Adige, provincia in cui è consentito eseguire (anche fuori Comune) i piani di prelievo programmati: il provvedimento del 4 novembre non ha infatti scadenza.

Caccia in zona arancione: il quadro

La parte più complessa, lezione imparata negli ultimi due mesi, riguarda la zona arancione: ogni Regione infatti declina a modo proprio le restrizioni. Al momento cinque (Veneto, Liguria, Abruzzo, Puglia, Calabria) consentono la caccia nell’Atc di residenza venatoria anche se non coincide col Comune di residenza. In Piemonte la giunta ha chiarito che si considera stato di necessità, e dunque motivo valido per uscire fuori Comune, solo la caccia a cinghiale, capriolo, cervo, cornacchia nera, cornacchia grigia, gazza, volpe e minilepre.

In Emilia Romagna ci si può muovere liberamente solo per la caccia al cinghiale in tutte le sue forme – e la Lega propone minori restrizioni anche per chi caccia cervo, daino e capriolo. Nelle Marche è consentito uscire fuori Comune solo per la braccata; negli scorsi giorni la cabina di regia regionale ha chiesto il via libera nell’intero Atc di residenza per tutti i cacciatori.

In Umbria si attende una nuova ordinanza di Donatella Tesei dopo le due che hanno consentito la caccia il 4, il 9 e il 10 gennaio. In Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Lazio resta infine vietato uscire dai confini comunali.

Come si vede, l’articolazione è complessa: in caso di dubbi è sempre bene contattare l’ufficio territoriale competente o le associazioni venatorie.

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