Cani da caccia: i rischi del mestiere

cani da caccia

I cani da caccia corrono dei rischi nell’espletamento del proprio lavoro che si riflettono sul benessere di questi soggetti. Quali sono i problemi più frequenti? Come possiamo migliorare la salute dei nostri cani da caccia?

Gli ambienti in cui lavorano i nostri cani sono tutt’altro che standardizzati e, spesso, tutt’altro che facili ed amichevoli. Capita che il cane si faccia male, così come capita che il proprietario si faccia male. Durante le ricerche svolte per la mia tesi di laurea in veterinaria, è emerso che circa il 25.9% dei cani da caccia aveva avuto esperienza, nel corso della sua carriera, di almeno un trauma muscolo-scheletrico. Però, c’è dell’altro. Su un campione composto da 87 cani, 58 (59.7%) avevano avuto, nel corso della loro vita lavorativa, almeno un problema di salute riconducibile all’attività praticata. Siamo oltre alla metà del campione dei cani presi in considerazione.

Trattandosi, inoltre, di risposte fornite volontariamente dai proprietari, è possibile ipotizzare che la percentuale di “incidentati” possa essere più alta, dal momento che alcune problematiche (traumi muscolo-scheletrici in primis) sfuggono all’occhio del proprietario finendo così per essere sotto diagnosticate.

Che cos’altro succede ai cani da caccia?

Stando ai numeri da me rilevati, andando in ordine decrescente, ecco la casistica degli incidenti in cui possono incorrere i cani da caccia. In taluni casi gli eventi si sono verificati più di una volta nello stesso soggetto.

  • ferite da taglio (33; 56.89%);
  • punture di insetti (20; 34.4%);
  • corpi estranei (forasacchi e altri corpi estranei vegetali) (19; 32.7%);
  • traumi muscolo-scheletrici (15; 25.9%);
  • traumi oculari (13; 22.4%);
  • attacchi da parte di animali selvatici (6; 10.3%);
  • colpi di calore (3; 5.1%);
  • malattie trasmesse da zecche (3.4; 2%);
  • avvelenamenti (1; 1.7%);
  • ipoglicemia del cane da caccia (1; 1.7%);
  • ferimenti con armi da fuoco (1; 1.7%);
  • morsi di rettili (1; 1.7%).

Gli incidenti di caccia

Nessun cane presente nel campione studiato ha, per fortuna, subito un investimento da veicolo, né è precipitato in un burrone, ma credo ciascuno di noi conosca qualche cacciatore che ha perso il cane in questa maniera. L’attività venatoria, del resto, si svolge a distanza dal conduttore, con il cane in piena libertà e in un ambiente le cui caratteristiche sono fuori dal nostro controllo. La possibilità di spaziare ed esplorare porta con sé dei rischi, lo sanno bene le assicurazioni venatorie che propongono, nei loro pacchetti assicurativi, polizze che coprono, oltre ai danni che il cane potrebbe causare a terzi (responsabilità civile), anche parte delle spese veterinarie riconducibili ad incidenti di caccia. Tra quanto coperto dalle polizze assicurative troviamo:

  • attacchi di ungulati selvatici a cui sia consentita la caccia in Italia;
  • attacchi di lupi;
  • morsi di vipere;
  • punture di insetti;
  • avvelenamenti;
  • investimenti da veicolo;
  • annegamenti;
  • scatti di lacci e tagliole;
  • ferite da taglio;
  • cadute in burroni o crepacci.

Non solo traumi e corpi estranei

Aggiungo una precisazione al morso da insetti. In alcuni soggetti particolarmente sensibili questo può scatenare uno shock anafilattico, una reazione di ipersensibilità di tipo I, che si verifica quando il cane viene in contatto con sostanze a cui è allergico.

L’elenco di incidenti che avete appena letto è legato alla polizza assicurativa proposta da una associazione venatoria ma, sebbene possa sembrare piuttosto completo, non include tutte le possibili emergenze in cui il cacciatore potrebbe incappare. Oltre a fare riferimento all’esperienza personale, possiamo andare a cercare nei libri cosa potrebbe succedere ai nostri cani. Per esempio, il veterinario inglese Harvey Carruthers, nel suo The Gundog Veterinary Bible cita tra le altre possibili emergenze anche il colpo di calore, l’ipotermia, conseguente una prolungata esposizione a basse temperature, l’ipoglicemia del cane da caccia, le ferite da armi da fuoco, i traumi oculari, i morsi da parte di altri cani, l’avvelenamento da alghe verdi-blu, i traumi ottusi e le ustioni.

Carruthers inserisce tra gli incidenti di caccia anche la rottura del legamento crociato craniale del ginocchio (LCA) e anche alcuni cacciatori raccontano di rotture improvvise del legamento crociato avvenute durante l’attività venatoria ma, in realtà, la rottura del legamento crociato craniale non è quasi mai causata da un trauma improvviso. Il trauma agisce eventualmente come la classica goccia che fa traboccare il vaso e promuove la rottura di un legamento che però si è già deteriorato per vari fattori (primariamente anatomici).

Sempre Carruthers, questa volta giustamente, ricorda l’azione dei corpi estranei di origine vegetale che, i vari modi, tentano di insinuarsi nell’organismo del cane. Abbiamo semi tondeggianti, spine e forasacchi che, complici le diverse morfologie, si localizzano in distretti corporei differenti come orecchie, cavità nasali, sottocute, organi genitali.

Insidie nascoste

I traumi muscolo-scheletrici sono molto comuni nei cani da lavoro e distretti più colpiti variano a seconda dell’attività svolta dal cane. Nei cani da agility, per esempio, sono frequenti lesioni dei tessuti molli (muscoli, tendini, legamenti) della spalla e della schiena, mentre i cani da caccia sarebbero più predisposti a lesioni dei piedi (inclusa la malattia dei sesamoidi), dei carpi (artrite del carpo, iperestensione del carpo) e delle spalle (tendinopatia del bicipite brachiale).

Si ritiene tuttavia probabile che il riscontro di questi traumi sia sotto-stimato. Il cane, in particolare il cane da caccia, motivato a correre e a cercare, difficilmente mostra segni di dolore e può essere estremamente difficile per il proprietario accorgersi che qualcosa non va. Ne deriva che solo i soggetti con sintomatologia più marcata vengono sottoposti a visite veterinarie. In uno studio britannico condotto nel 2008, circa un quarto dei cani da caccia (cani da ferma, spaniel e retriever) mostrava segni di traumi articolari, ma soltanto metà di essi, quindi un ottavo del totale dei cani presenti nel campione, era stata visitata da un veterinario.

Problemi legati all’alimentazione e all’allenamento

Un’altra categoria di problemi riscontrabili nei cani da caccia è legata all’alimentazione, all’allenamento, nonché a eventuali patologie. Durante l’attività fisica può accadere che i processi metabolici siano spinti all’estremo. Che cosa succede se l’organismo del cane non riesce sopportare questa spinta verso l’estremo? E perché accade? Succede che il cane può trasformarsi da atleta a paziente di un medico veterinario. In questo caso ci si può trovare di fronte a due tipi di pazienti. Il primo è un cane che non è stato preparato adeguatamente al lavoro (allenato) che gli si chiede di svolgere o che non è stato abituato alle condizioni climatiche in cui tale lavoro va svolto. Il secondo è un cane preparato adeguatamente, ma a cui viene chiesto di svolgere sforzi che richiedono risposte metaboliche superiori a quelle che il suo organismo può fornire (cane anziano, cane con patologie sottostanti).

In questi casi possono presentarsi due diverse tipologie di problemi medici indotti dall’esercizio fisico. In un caso il metabolismo del cane è stato spinto oltre il dovuto, nell’altro l’attività fisica ha fatto emergere problemi fisici sottostanti. Alcuni esempi di problemi che possono insorgere se il cane non è preparato (o sano) abbastanza sono il colpo di calore, l’ipoglicemia del cane da caccia e la rabdomiolisi da sforzo.

Virus, batteri e parassiti

In virtù dell’attività svolta, i cani da caccia hanno anche molteplici opportunità di entrare in contatto con virus, batteri e parassiti. Questo può accadere a causa delle condizioni abitative (pensiamo ai cani che vivono nei canili); del contatto stretto con altri animali (in canile, durante i trasporti, nel corso di prove di lavoro); del contatto con insetti vettori, come le zecche; della vicinanza con altri animali, selvatici o domestici allevati allo stato brado. Pensate che in taluni casi i cani da caccia sono utilizzati per monitorare l’epidemiologia malattie infettive e infestive in un determinato territorio. Tra le malattie infettive (ovvero causate da virus e batteri) e infestive (ovvero causate da parassiti) che possiamo riscontrare nel cane da caccia ricordiamo la rabbia, la pseudorabbia suina (o morbo di Aujeszky), la leptospirosi e le malattie trasmesse da zecche come la piroplasmosi, la rickettsiosi e la malattia di Lyme.

Il ruolo della medicina sportiva e preventiva

Se avete letto fin qui con attenzione e se volete bene al vostro cane, può darsi stiate iniziando a chiedervi se vale la pena di correre così tanti rischi. La caccia, così come qualsivoglia altra attività che comporti l’utilizzo del cane libero, senza guinzaglio, porta con sé dei rischi. Il rischio zero nella caccia non esiste, ma certamente possiamo praticarla riducendo al massimo i rischi del mestiere. Questo lo possiamo fare facendo un uso razionale del cane e facendo ricorso a buone pratiche di medicina preventiva.

Per esempio, buona parte degli incidenti di tipo traumatico, come ad esempio gli investimenti, o gli attacchi da animali selvatici possono essere prevenuti attraverso l’addestramento del cane. Un cane che rientra al fischio, che esegue prontamente un terra a distanza e che magari è anche fermo al frullo corre molti meno rischi di uno che insegue lepri o caprioli all’impazzata. Certo, se il vostro cane è un segugio, e volete specificamente che insegua, il mio ragionamento è molto meno valido e non vi resta che affidarvi alla sorte e a un buon Gps che vi permetta, per lo meno, di monitorare quello che accade in tempo reale.

Addestramento e ambiente

A livello di incidenti, in senso stretto, la prevenzione è quasi esclusivamente addestrativa, ma anche la scelta dell’ambiente può rivelarsi utile. Le raccomandazioni sono le solite: cacciare lontano dalle strade, evitare luoghi infestati da cinghiali, se il cane li attacca e così via. È invece molto più semplice scegliere di utilizzare, o di non utilizzare, il cane in rapporto alle temperature (colpo di calore e ipotermia da raffreddamento).

Anche il problema forasacchi va gestito con la stessa tattica. Purtroppo in stagione di forasacchi i cani da caccia hanno pochissime opportunità di poter correre e stare in forma, perché i terreni sicuri sono pochissimi. Vale la pena rischiare? A mio avviso no e la stessa risposta vi verrà data da coloro che sono incappati in problematiche molto, molto gravi causate dai forasacchi.

Ultima nota in tema di incidenti: vale sempre il discorso del rispetto delle buone pratiche di sicurezza da parte del cacciatore. I ferimenti da arma da fuoco sono causati da chi maneggia l’arma in maniera impropria.

Alcune accortezze

Possiamo prevenire, fratture, lussazioni, sublussazioni eccetera? Ovviamente no, ma possiamo per esempio effettuare un piccolo riscaldamento muscolare muovendo il cane al passo o al trotto prima di lasciare che si lanci in corse sfrenate. Possiamo anche fare la stessa cosa prima di rimetterlo in macchina ricordandoci pure di asciugarlo bene se è bagnato fradicio ed evitare che salti, praticamente da fermo, sull’auto o peggio ancora sul pick up. Io ho l’abitudine di caricare e di far scendere i cani dall’auto per evitare che saltino su e giù: questo stupisce molti che, prontamente, mi dicono che non è necessario. In realtà, la mia scelta è voler evitare traumi muscolo scheletrici, come ad esempio strappi muscolari. Cosa fare se la macchina è alta e il cane è pesante? Un’assicella di legno può essere la soluzione.

Queste attenzioni, ad oggi, sono l’eccezione, non la regola perché, credo si sottostimi il rischio di traumi-muscolo scheletrici che, come dicevamo, vengono anche sotto diagnosticati. Il proprietario non li percepisce come un rischio reale (e quindi non si preoccupa di prevenirli) e, molto spesso, non si accorge di nulla a meno che il problema non diventi grave al punto da causare un drammatico rendimento del cane sul terreno. Riconoscere le zoppie non è semplice e i nostri cani da caccia, presi dalla frenesia del lavoro, ignorano il dolore salvo poi pagare lo scotto una volta rientrati a casa, a fine stagione o dopo mesi di lesioni trascurate. Cosa può fare il proprietario? Osservare il cane, tenere d’occhio cambiamenti di andatura e cali di rendimento, domandarsi perché un cane è riluttante al movimento o perché, per esempio, si siede, si alza o si sdraia in una maniera strana.

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