Caccia nelle zone rosse, Lombardia chiede intervento congiunto

Caccia nelle zone rosse: cacciatore con cappello arancione guarda attraverso binocolo
© Edgar G Biehle / shutterstock

L’assessore Fabio Rolfi chiede alla Conferenza delle Regioni di attivarsi con urgenza per riaprire la caccia nelle zone rosse.

La Conferenza delle Regioni deve affrettarsi a predisporre un documento condiviso che consenta la riapertura della caccia nelle zone rosse. È la richiesta ufficiale di Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura della Lombardia. Rolfi fa sapere di aver «scritto a Donato Pentassuglia, coordinatore della commissione Politiche agricole, per chiedere una convocazione urgente» dell’organo. Ci vuole un protocollo «immediatamente operativo» che metta la caccia in sicurezza anche in caso di futuri provvedimenti restrittivi.

Le Regioni devono muoversi compatte e preparare rapidamente le linee guida per l’esercizio della caccia. Se si ritiene complesso crearle dal nulla «si possono adottare come modelli di partenza quelli redatti dal mondo venatorio, a partire da Federcaccia». Per Rolfi è necessario un intervento immediato: «Non è infatti ammissibile che la caccia» che per sua natura consente il distanziamento fisico e l’attuazione delle misure anticontagio «sia vietata» in larga parte d’Italia.

Al momento nelle sette regioni rosse (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Campania, Calabria) la caccia è vietata. In sei delle otto zone arancioni (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Puglia, Basilicata, Sicilia) si può cacciare solo all’interno del Comune di residenza. Fanno eccezione Emilia Romagna e Marche, che hanno previsto una disciplina particolare per la caccia al cinghiale, e l’Alto Adige che, rosso, ha autorizzato la caccia agli ungulati.

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