Caccia di selezione al cinghiale: i dati della pianura milanese

Caccia di selezione al cinghiale i dati della pianura milanese

Si sono da poco conclusi i primi dodici mesi della caccia di selezione al cinghiale nell’Atc della Pianura milanese. È un’avventura del tutto inedita in un territorio completamente antropizzato caratterizzato da agricoltura intensiva. Il cinghiale si è posto come ingombrante protagonista della gestione faunistico-venatoria di una delle aree maggiormente urbanizzate d’Europa

Se un paio di anni fa qualcuno mi avesse detto che di lì a qualche tempo avrei potuto praticare la caccia di selezione al cinghiale a dieci minuti da casa nel contesto pesantemente urbanizzato della Città metropolitana di Milano, probabilmente lo avrei guardato storto. Eppure oggi ho sulla scrivania la relazione conclusiva del primo piano di prelievo della specie cinghiale nell’Atc della Pianura milanese conclusosi solo poche settimane fa. Ogni addetto ai lavori ha presente la parabola ascendente che ha seguito l’espansione della specie negli ultimi decenni. Era quindi inevitabile che, presto o tardi, questo suide si ponesse come ingombrante protagonista anche della gestione faunistico-venatoria di una delle aree maggiormente antropizzate d’Europa.

A due secoli dalla sua scomparsa, il cinghiale fece il suo ritorno in natura nella provincia di Milano nel novembre del 1975. Fu allora che sette animali provenienti dalla Maremma toscana fuggirono da un recinto privato nel neonato Parco Lombardo della Valle del Ticino. Negli anni seguenti la popolazione è andata crescendo sempre più. Nella seconda decade degli anni Duemila, dopo aver colonizzato interamente la valle del Ticino, la specie cominciò ad apparire anche al di fuori dell’area protetta. Oggi il cinghiale è presente in tutta la fascia di territorio lungo il fiume e, con alcuni nuclei recenti, nel resto del territorio metropolitano. Anche a ridosso del capoluogo.

Caccia di selezione al cinghiale: una nuova sfida

In questo scenario quello che per molti sembrava impossibile è diventato realtà. Nel 2019 l’Atc della Pianura milanese ha dovuto elaborare e portare a termine il suo primo piano di prelievo della specie. Le principali perplessità in seno al comitato di gestione, di cui solo due componenti avevano esperienza diretta della caccia di selezione, vertevano principalmente sull’uso dell’arma rigata in un territorio fortemente urbanizzato e pianeggiante nonché sulla scarsa fiducia riposta nel prelievo in selezione rispetto ad altre forme.

Superata questa iniziale diffidenza e affidata la redazione del piano di prelievo a un valido tecnico, l’Atc ha individuato le figure preposte al coordinamento e le regole di ingaggio per i futuri selecontrollori.

Divisione in tre distretti

Nel piano, a seguito dei dovuti monitoraggi, si è deciso di istituire tre distretti all’interno del territorio dell’Atc. I primi due si trovano lungo l’asta del Ticino, uno dei quali ho avuto l’onere e l’onore di coordinare. Il terzo si sviluppa attorno a quello che risultava essere il nucleo di recente formazione di maggiori dimensioni. Si è posto come obiettivo il prelievo di 160 animali divisi per classi di sesso ed età.

Ultimo ma fondamentale tassello, l’Atc ha dovuto dotarsi di almeno una struttura dove effettuare le prescritte misurazioni biometriche e i prelievi biologici. Si è ovviamente dovuto interfacciare anche con le competenti strutture sanitarie che, a loro volta, si sono trovate davanti a un tema inedito. Fortunatamente si è potuto contare sia sulla disponibilità di un agricoltore-cacciatore che ha fornito gli spazi per allestire una casa di caccia nel distretto decentrato rispetto agli altri due, sia sulla lungimiranza imprenditoriale di un ristoratore della zona. Molto attivo nella filiera delle carni di selvaggina, stava già autonomamente aprendo un centro di sosta autorizzato con il quale ci si è convenzionati.

Un’esperienza inedita

Aperte le iscrizioni e raccolte le adesioni delle prime decine di cacciatori, che diverranno oltre novanta nei mesi successivi, il 27 dicembre 2019 si è tenuta la prima riunione organizzativa con la contestuale distribuzione delle fascette.

È così iniziata un’avventura del tutto inedita anche per chi, per formazione ed esperienza, non era nuovo né al prelievo in selezione né alla caccia al cinghiale. Si è infatti intervenuti in un territorio completamente antropizzato caratterizzato da agricoltura intensiva (principalmente cereali, mais e riso in testa). Le uniche eccezioni? Pioppeti artificiali e rive alberate lungo i numerosi canali irrigui.

Per permettere che l’attività di prelievo si svolgesse in totale sicurezza, oltre ad autorizzare le uscite solo nei giorni infrasettimanali si è imposto che lo sparo avvenisse da postazione rialzata. Molti selecontrollori si sono quindi organizzati con l’allestimento di altane fisse o con l’utilizzo di treestand che permettevano una maggiore mobilità tra un’uscita e l’altra. La scelta tra l’uno o l’altro approccio, oltre che da motivi personali, è stata fortemente influenzata da un’interpretazione dell’Ente Parco. Trattando le altane al pari di una qualsiasi opera complessa, per derogare alla necessità di apposita autorizzazione paesaggistica ha imposto delle linee guida fortemente limitanti dal punto di vista pratico.

Caccia di selezione al cinghiale anche di notte

Nella pianura milanese il cinghiale si è dimostrato molto influenzato dai tempi e dai metodi dell’agricoltura che dettano la disponibilità di cibo e copertura. Si sono registrate una maggiore contattabilità nei periodi di semina e di raccolto e una tendenza a sfruttare maggiormente le aree boscate interne al parco naturale o le poche aree coperte al di fuori nei periodi di scarsa o nulla offerta di cibo da parte delle colture in atto.

Si è quindi cercato di compensare queste dinamiche allestendo, in prossimità dei maggiori punti di passaggio, insogli e zone di pasturazione artificiale. I punti sparo così allestiti hanno dato risultati direttamente proporzionali al tempo dedicato alla loro cura. Sono infatti diminuite l’erraticità degli animali e la diffidenza dovuta ai numerosi elementi di disturbo di origine antropica.

Altro elemento importante e innovativo è stato l’aver esteso l’orario di prelievo anche alle ore notturne in linea con la previsione dell’articolo 11 della legge 248/2005. Anche a seguito della modifica della legge regionale sulla caccia e conformemente al parere Ispra, è stato possibile ricorrere agli opportuni strumenti per la visione notturna.

Un bilancio positivo

Tra i cacciatori residenti nelle immediate vicinanze delle aree di caccia, in grado di garantire il presidio quotidiano del territorio e del punto sparo, e quelli residenti meno vicino, è inutile dire che i primi, giocoforza, sono stati quelli che sono riusciti a ottenere risultati migliori in termini sia di catture sia di sforzo di caccia; grazie alla collaborazione tra gli uni e gli altri anche diversi forestieri sono riusciti ad ottenere risultati apprezzabili.

Purtroppo le restrizioni legate alla pandemia hanno colpito i mesi di maggiore contattabilità. Si è di fatto imposto uno stop forzato alle attività di prelievo sia nel trimestre marzo-maggio, tipicamente connotato dal maggior numero di danni colturali, sia nel mese di novembre.

Di fatto, su un periodo di dodici mesi considerata anche la pausa agostana, è stato possibile cacciarne poco più di sette. Nonostante questo, e nonostante il fatto che diversi cacciatori iscrittisi forse sull’onda dell’entusiasmo per la novità non abbiano effettuato alcuna uscita, si è riusciti a prelevare 80 selvatici pari al 50% del piano. Non è quindi esagerato affermare che, senza i periodi di fermo obbligato, si sarebbe riusciti a ottenere risultati molto vicini al completamento del piano.

Nessuna delle persone che negli ultimi anni hanno lavorato alla gestione del cinghiale nel territorio milanese si sarebbe aspettata un simile esito. È inutile negarlo: nemmeno il sottoscritto che sin da subito si era detto piuttosto ottimista. Eppure oggi una nuova strada è tracciata.

I dati del primo piano di prelievo

Caccia di selezione al cinghiale, il piano di prelievo della prima stagione nella pianura milanese

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