Caccia alla beccaccia: il lavoro del cane sulle fatte

Caccia alla beccaccia il lavoro del cane sulle fatte

Nella caccia alla beccaccia la lettura da parte del cane e del cacciatore delle fatte contribuisce senza meno a condizionare l’esito di un’azione venatoria. 

Nella caccia alla beccaccia e non solo, negli ultimi cinquant’anni, che sono quelli che ho vissuto direttamente come cacciatore, i cani da caccia hanno avuto un’evoluzione radicale.

Per quanto riguarda i setter inglesi, questi erano cani con una cerca piuttosto corta. Più lunga dei continentali, ma infinitamente più vicina al percorso del conduttore rispetto a oggi. Erano cani che potevi usare anche senza campano dentro al bosco. Da giovane, infatti, non capivo lo scopo di usare un campano al collo dei cani dal momento che io sapevo sempre dove fosse il mio. E del fatto che tutti i cani da caccia, compresi i pointer, fossero piuttosto corti, a beneficiarne era il carniere.

Quasi tutti i cani “scrivevano col naso e parlavano con la coda”. Mio padre, quando vide un mio setter che non scodava per niente e che nel bosco andava anche a 150 metri di distanza, mi chiese che cosa me ne facessi di un cane così. “Un cane che va così lontano non sai mai che cosa combina in giro” mi diceva. “Se non muove la coda sull’emanazione come fai a capire che cosa ti sta dicendo?” proseguiva.

La lettura delle fatte

Ecco, la lettura delle emanazioni sul terreno era importantissima. Se un cane ti portava sulle fatte di una beccaccia, capivi, o perlomeno cercavi di capire, quanto tempo fosse passato da quando lei aveva lasciato il suo inconfondibile segno.

Ci sono cani da caccia che amano masturbarsi sulle deiezioni della beccaccia, facendo molti giri intorno come se lei fosse ancora lì vicino. Altri, invece, quasi le trascurano assumendo solo per un attimo un atteggiamento di attenzione. Poi ci sono quelli che non le considerano proprio e se provi a fargliele sentire non capiscono proprio che cosa tu voglia da loro.

Ogni cane ha il suo modo di fare e non è detto che chi non considera le fatte della beccaccia poi non trovi il selvatico o non sia un buon beccacciaio. Io ad esempio non amo “i cani masturbatori” che stanno lì un sacco di tempo e che poi ci tornano pure anche dopo che sembra siano ripartiti. Quei cani lì mi fanno salire la pressione arteriosa. Mi fanno però ancora più arrabbiare quelli che non mostrano alcun interesse per le fatte. Mi danno l’idea che, in fondo, non cerchino proprio quel selvatico prezioso, ma che lo fermino solo sulla carne e nient’altro.

In medio stat virtus

Il mio cane ideale è quello che dà la giusta importanza alle fatte di beccaccia senza perderci troppo tempo. Magari accennando anche una breve ferma risolta velocemente, ma basta che non mostri disinteresse. Del resto io, che ho altre doti rispetto al cane, mostro più interesse per zone più esposte a nord e umide in certe stagioni oppure assolate in altri periodi.E anche per quello vado a girare dove penso di poter aiutare il mio spinone nell’incontro. Quindi i segni che la natura ci offre sono fondamentali come i segni sul terreno lasciati dalla regina.

Ho avuto un setter, si chiamava Buch, che, a cinque anni, sulle fatte di una beccaccia era capace di seguirne la passata (se questa non si era allontanata di volo) al galoppo sfrenato, come fa un segugio sulla passata della lepre, per poi andare a fermarla a breve distanza con sicurezza. Le prime volte che lo vidi galoppare facendo tante curve tra gli alberi credevo stesse rincorrendo qualcosa in volo o una lepre che io non riuscivo a vedere. Ma poi il suo campano spariva e lo ritrovavo in ferma sulla beccaccia, la sua vera passione.

In certe cacce, come quella alla coturnice, un cane che trova dove la brigata ha dormito, e quindi “sporcato”, ti dà la certezza della presenza degli animali in zona e un cane che cura questi particolari a me piace molto e se ci scoda anche sopra, chi se ne frega!

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