Beccacce che Passione n. 6 novembre-dicembre 2020

Editoriale

Il nostro biglietto da visita

Ogni volta che Beccacce che Passione esce in edicola la scelta della copertina va valutata e ponderata con molta attenzione. La cover è il biglietto da visita di una pubblicazione, ne deve rappresentare la linea editoriale e il contenuto, deve soddisfare il gusto dei lettori e il nostro, e nello stesso tempo, essendo esposta in edicola, deve anche rispettare le generali regole del buon gusto. E dato che parliamo di caccia, potete ben immaginare che evitare la pubblica censura è una corsa a ostacoli. Selezionare l’immagine più giusta e opportuna non è mai semplice, ma sempre stimolante.

Tempo fa abbiamo fatto una scelta. Accanto a fotografie di archivio e a scatti fatti ad hoc, abbiamo deciso che, vista la grande partecipazione dei lettori alla vita della rivista (cosa che per noi è un’immensa gratificazione: siamo oramai una community, molto attiva, interattiva e propositiva), se tra le immagini inviate in redazione per la pubblicazione nella rubrica Chiacchierando ce ne fosse stata qualcuna particolarmente bella e in linea con la nostra netiquette, l’avremmo pubblicata a corredo di articoli o anche in copertina. Perché l’anima di Beccacce che Passione siete soprattutto voi e coloro che abbiamo contattato per chiedere l’autorizzazione all’utilizzo delle loro foto in cover possono testimoniare che le cose stanno così. Senza nessun retropensiero.

Arriva una bella foto che riteniamo rappresenti il nostro modo di intendere la caccia e che ha le giuste caratteristiche tecniche, e per questo motivo la scegliamo per rappresentare Beccacce che Passione. L’immagine in sé è la cosa che ci interessa, non prioritariamente chi è eventualmente ritratto, perché quell’immagine sarà il nostro biglietto da visita, il nostro abito, dovrà ben rappresentare il nostro modo di essere cacciatori.

La fotografia scelta per la copertina dello scorso numero ci è sembrata davvero un garbato e moderno biglietto da visita: in edicola la faccia della nostra caccia sarebbe stata una donna, una cacciatrice giovane, con il sorriso dell’entusiasmo a illuminarle il volto, ritratta nell’atto di accarezzare un setter inglese che in quella giornata l’aveva accompagnata nel bosco. Ci è stata inviata in redazione come tante altre foto che riceviamo e ci è piaciuta.

Dopo mesi di difficoltà che ancora ci accompagnano e che richiedono il nostro impegno quotidiano per tenere sotto controllo la pandemia che sta mettendo il mondo in ginocchio e che ha dolorosamente chiesto conto di molte, troppe, vite, a settembre la caccia si è aperta comunque e per noi questo ha voluto dire poter respirare nuova vita e speranza, e anche se a settembre le beccacce sono ancora lontane, questa immagine così solare ci è piaciuta e ci è arrivata come una ventata di aria fresca, come un pensiero positivo, come una bella rappresentazione dei valori di cui la caccia, la nostra caccia, è portatrice: amore per la natura, rispetto per la stessa e per gli animali selvatici che la abitano, e sentimento intimo di libertà e magia, quel sentimento che ci avvolge ogni volta che, insieme ai nostri cani, varchiamo la soglia di un bosco.

La copertina ha avuto numerosi consensi sui social, ma allo stesso tempo ha messo in agitazione qualcuno preoccupato del fatto che la ragazza in questione non fosse un’esperta beccacciaia e che il mondo della caccia oramai fosse fatto “solo di soldi e finti cacciatori”. Bene, il nostro punto di vista, ovviamente discutibile ma è il nostro, è questo. Il futuro della caccia dipende anche dall’immagine che sapremo dare di noi a una società civile che generalmente non è accondiscendente verso la nostra passione. Per questioni ideologiche, insuperabili, ma molto più spesso perché non conosce che cosa davvero la caccia significhi al di là del mero gesto predatorio, cosa che sta a noi modificare imparando a spiegare. Spetta a tutti noi il compito di riuscire a comunicarne il giusto valore. E questo non è un ostacolo insuperabile.

Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente sostituisce lo sguardo dell’essere umano. Perché riusciamo a comunicare davvero quando, oltre al messaggio, passa anche un “supplemento di anima”. Per noi non era dirimente sapere se la ragazza fotografata passasse la sua vita venatoria a cercare beccacce dietro la coda di un cane; a noi è piaciuto quello che poteva comunicare attraverso il suo sorriso e il suo viso giovane e fresco. Ossia che la nostra caccia ha un futuro brillante e positivo. Anzi, dirò di più: se Elisa (questo è il suo bellissimo nome) fino al giorno in cui è stata scattata la foto davvero non era mai andata a caccia di beccacce, meglio così. Vuol dire che la caccia alla regina è in grado di attirare a sé le attenzioni dei giovani che ci auguriamo possano avere il privilegio di entrare ancora per molto tempo, accompagnati da un cane, nel magico regno della fata del bosco, imparando e facendo propri valori ed emozioni profonde di cui questa caccia è oggi simbolo.

© Viviana Bertocchi

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